Rapina Ramazzano, le parole di Mary sull'omicidio Rosi: "E' morto tra le mie braccia"

La testimonianza della compagna di Luca Rosi sui tragici momenti della rapina di Ramazzano poi sfociata in omicidio. Le parole della ragazza sono state raccolte dai colleghi de Il Messaggero

Mary, la compagna di Luca Rosi, brutalmente ucciso durante una rapina a Ramazzano, finita poi nel sangue, parla di quei terribili momenti della sera di venerdì nei quali la sua vita è cambiata per sempre.

A quanto sembrerebbe dagli elementi e le testimonianze raccolte dagli inquirenti che indagano sulla vicenda, Luca sarebbe morto da eroe, nel tentativo di difendere la compagna dalla grinfie dei malviventi. Secono le informazioni raccolte dai colleghi de Il Messaggero, Mary avrebbe parlato con gli amici, confidando che: "Il mio Luca mi è morto tra le braccia, non ho potuto fare niente, sentivo il sangue scivolare via. Perché hanno preso proprio me, perché Dio mio? Lui voleva solo difendermi e ci ha rimesso la vita".

Ma anche la madre del 38enne perugino, Ivana che era sul luogo del delitto insieme alla ragazza e al nipotino, non riesce a darsi pace per l'inspiegabile tragedia che si è consumata venerdì alla periferia di Perugia: "Me l’hanno ammazzato come un cane, ho sentito solo i colpi, non ho potuto fare niente - racconta ai parenti - l’avevo capito che avevano quell’accento dell’Est, forse albanesi. Sì, avevo capito. Quando hanno parlato attraverso la porta e poi quando hanno fatto a Mary: tu vieni. Posso solo augurare loro la morte, come quella di mio figlio".

La donna, sconvolta per l'assurda perdita del giovane Luca, ha raccontato anche altri particolari sul fatto che i criminali cercassero la cassaforte e non si sono accontentati della spiegazione che la mamma del bancario aveva fornito: "Non ho la chiave, per favore non fateci più del male, portatela via tutta, ma lasciateci perdere".

Ma è stato nel momento in cui, i banditi hanno preso Mary che Luca Rosi, legato ai polsi, si è alzato e ha cercato di difendere la sua donna, rimettendoci la vita: prima gli hanno sparato un colpo alla coscia, lui è fuggito in una stanza; poi ancora un altro sparo attraverso la porta colpisce l’addome, poi il leggero diaframma di legno si apre e la scarica di altri due colpi finisce l’impiegato di banca.

Guarda il video del racconto del padre.


 

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