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(foto esclusiva Sandro Allegrini)

(foto esclusiva Sandro Allegrini)

Quella piaggia intitolata al nome e alla memoria di Alfredo De Poi è stata una scelta eccellente

È il caso di ricordare che la presidenza di Alfredo si connotò per più d’un merito...

Quella piaggia intitolata al nome e alla memoria di Alfredo De Poi è stata una scelta eccellente. Accogliamo con gioia l’intestazione toponomastica a un personaggio di assoluta grandezza: politico, intellettuale, poeta, artista e amante dell’arte. Tutte qualità che fanno di Alfredo una persona che la città doveva onorare “in perpetuum”, additandolo a esempio paradigmatico di una peruginità colta e identitaria. Soprattutto ci pare azzeccata la scelta del luogo da intestare, concordato con la moglie, Chiara Radi, e coi figli Sebastiano e Tommaso.

Si tratta della bretella di scalette che conducono da San Francesco al Prato a via Alessandro Pascoli, in prossimità della Mensa universitaria. Scelta eccellente per più d’una ragione. Innanzitutto, va ricordato che nel complesso monumentale di San Francesco al Prato ha sede l’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” della cui Fondazione Alfredo fu presidente, onorando il mandato con competenza e dignità. È il caso di ricordare che la presidenza di Alfredo si connotò per più d’un merito. Innanzitutto, il gran lavoro fatto per la statizzazione di un’Istituzione, ricevuta in condizioni di drastico degrado in termini di risorse economiche e di iscritti. Ricordo personalmente anche il rilancio della didattica per la quale De Poi si adoperò con impegno fruttuoso. Volle, fra l’altro, alla direzione l’artista Giuliano Giuman per un concreto rilancio, legato a una indispensabile modernizzazione delle tecniche di comunicazione, delle materie d’insegnamento, dell’immagine dell’Istituzione.

Quelle scalette della futura “Piaggia Alfredo De Poi”, inoltre, sono abitualmente percorse da centinaia di studenti, una categoria cui Alfredo si sentì sempre fortemente e sinceramente legato. Lui stesso l’ha percorsa tante volte nel recarsi all’Elce, il suo quartiere natale e di residenza. Terza, e non ultima, ragione di soddisfazione: quelle scalette sbucano poco sopra Giurisprudenza. Ove vengono trattate discipline e impartiti saperi che Alfredo stesso coltivò (fino alla laurea con Giuliano Amato), sebbene la sede all’epoca fosse imperniata su Palazzo Murena e non sull’ex Mattatoio civico.

Unica avvertenza: quella “piaggia” (come a Perugia si definisce una superficie fortemente inclinata) ha bisogno di una robusta curatela. Le scalette sono degradate, la scarpatella è piena di vegetazione non curata. Un motivo in più per mettere mano a una manutenzione fin qui trascurata. E che – ne sono certo – la stessa famiglia si premurerà di tenere in condizioni dignitose, una volta riportata al meglio dal Comune.

Ultima notazione di carattere personale. Ricordo l’emozione provata quando Alfredo mi chiese se fossi disposto ad accettare la nomina ad Accademico d’Onore della Vanucci. Me ne parlò in occasione di una delle tante trasferte amichevoli per “Sculture a Brufa”. Risposi: “Alfredo, sai bene che non so fare una ‘o’ con un bicchiere”. Ribatté: “Nessuno ti chiede di disegnare. Sai però utilizzare la penna. Per questo ti propongo la nomina ad Accademico d’Onore”. “Per quali meriti?”, gli domandai. “Perché mi sei sempre stato vicino nel mio lavoro, anche quando sembrava tutto perduto”. Quella pergamena, insieme a diverse sue opere d’arte che intese donarmi, alberga nel mio Studio e nel mio animo. Ecco perché – includendo le ragioni del cuore – gioisco per quell’intestazione. Credo che la gioia dovrebbe essere condivisa da tutta la città. E certamente è così.

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