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Quel salone di villa Degli Oddi-Lefèvbre di Compresso con pitture murali da tutelare. Intervenga chi può e chi deve. Ma occorre far presto

Le foto risalgono a pochi giorni fa quando l’Inviato Cittadino, e con lui un manipolo di “protettori” del bello, si sono presi cura di documentare quanto resta all’interno di quella splendida villa

Quel salone di villa Degli Oddi-Lefèvbre di Compresso è un miracolo di pitture murali da tutelare. Intervenga chi può e chi deve. Fra l’altro c’è da rilevare come anche le camere al piano superiore siano un miracolo di bellezza incomparabile. Degli arredi non c’è più la minima traccia. Ci si chiede cosa sia stato alienato e cosa depredato. Certo è che adesso quelle opere pittoriche sono immortalate da centinaia di scatti effettuati da strenui difensori del bello identitario e della storia civile e artistica del territorio. Le foto risalgono a pochi giorni fa quando l’Inviato Cittadino, e con lui un manipolo di “protettori” del bello, si sono presi cura di documentare quanto resta all’interno di quella splendida villa. 

La sala principale, con un pavimento a scacchiera da cui spuntano ciuffi di piante, è una meraviglia. Innanzi tutto, ciascuna delle quattro porte, che adducono a questo felice simposio di arte e cultura, è sormontata da stemmi coronati a più palle la cui interpretazione lasciamo agli esperti di araldica. Il soffitto è decorato con scene di carattere mitologico e allegorico.

Alle pareti anche panoplie e scene di armi da caccia con relative prede. Un cervo, una pernice e un fagiano, capovolti come le armi, lasciano supporre interpretazioni simboliche da sottoporre al vaglio di esperti di settore. Pare non si tratti di affreschi, ma di pitture murali di tale lucentezza da sembrare a olio. Cade – a modesto avviso dell’Inviato Cittadino – l’ipotesi che possa trattarsi di opera del pittore perugino Domenico Bruschi. Ostano a tale teoria insormontabili ragioni di carattere cronologico. Anche le camere al piano superiore sono decorate con immagini allegoriche e disegni geometrici, fin nelle trabeazioni. Si suppone che siano abbellite tramite tempere, almeno a giudicare dalla tenuità dei colori.

Alcune stanze sono dotate di caminetto e di specchio, oltre che di decori. Possiamo solo immaginare che anche l’arredamento fosse in linea col valore estetico del contesto. Ma ormai questi accessori sono irrecuperabili e sparsi per il mondo del collezionismo, spesso avido e complice, morale e giuridico, di tante ruberie. Per quanto attiene alle pitture, affidiamo a chi più ne sa la valutazione e l’interpretazione, come pure la scelta delle migliori modalità di conservazione e recupero.

Lo strano è che tutto, in quella villa antica, sia aperto e spalancato. Perfino la persiana di un terrazzo che si apre a un panorama di rara bellezza. Questa scelta (o casualità) comporta un duplice aspetto. Il lato positivo risiede nel fatto che la circolazione d’aria ha impedito che muffe e saprofiti albergassero e si stratificassero sopra quelle pitture. C’è però da rilevare come un “tutto aperto” possa agevolare eventuali malintenzionati. Al momento, risulta che in quel luogo sia in atto un pernicioso via vai che non giova di certo alla sicurezza e all’integrità dei beni. Da qui l’esigenza di mettere tutto in sicurezza e sotto chiave. Verificando, nel contempo, se questi beni culturali siano sottoposti a vincolo. Questione che compete a organi istituzionali che l’Inviato Cittadino chiama in causa perché – nel doveroso rispetto delle procedure – intervengano per le vie brevi.

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