Cronaca

Quarto Passo, nel maxi processo contro l'Ndrangheta anche la Cgil parte civile: "Fare muro contro l'illegalità"

Sono 57 le persone finite alla sbarra, accusate a vario titolo di associazione per delinquere di stampo mafioso, ricettazione, estorsione, traffico di droga, truffa, usura

La Cgil dell’Umbria sarà parte civile nel processo “Quarto Passo”, il primo processo per associazione mafiosa in Umbria. Lo ha deciso stamattina (27 febbraio) il giudice del tribunale di Perugia che ha riconosciuto al sindacato, rappresentato dall’avvocata Marzia Biagiotti, il diritto di entrare nel procedimento giudiziario contro una presunta associazione legata alla ‘ndrangheta operante nel territorio regionale. Scrive in una nota l'ufficio stampa della Cgil. 

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“Fare muro contro l’illegalità e ogni tentativo di inquinamento mafioso della nostra economia e del nostro territorio, a partire dalle nostre Rsu, vere e proprie ‘sentinelle’ nei luoghi di lavoro”: è questa, secondo il segretario della Cgil dell’Umbria, Vincenzo Sgalla, la responsabilità ulteriore di cui il sindacato dovrà farsi carico dopo l’importante riconoscimento dato dall’ammissione nel processo.

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“È la dimostrazione – conclude Sgalla - che ognuno di noi, ogni cittadino, ogni lavoratore subisce un danno, ancorché indiretto, dalla presenza della criminalità organizzata, ma anche che ognuno di noi, nel suo piccolo e nella sua quotidianità può mettere in atto quelle azioni di contrasto al malaffare che sono fondamentali per soffocare ogni tentativo di inquinamento sociale”.

Il processo è stato intanto rinviato al prossimo 3 aprile a causa di una questione procedurale; fra le parti civili anche la Regione Umbria, il Comune di Perugia, Cittadinanza Attiva, Associazione Borsellino, Libera Antimafia, associazione Antonio Caponnetto. 

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