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Quando un poeta ricorda i genitori e condivide il dolore con la città che ama. Lo fa, tutti gli anni, Franco Piazzoli

Quando un poeta ricorda i genitori e condivide il dolore con la città che ama. Lo fa, tutti gli anni, Franco Piazzoli, perugino doc del Borgo d’oro (per l’esattezza, del “Vicolo Lungo”). Passano gli anni, ma il ricordo dei genitori è sempre vivo nel cuore di Franco, ex dipendente regionale, attore del teatro di Giovagnoni, poeta in lingua perugina (fra l’altro, traduttore egregio di Trilussa). Franco, uomo generoso e sensibile, non perde occasione per mantenere viva la cara memoria dei genitori: il babbo Mario, scomparso quasi mezzo secolo fa, e la mamma Giuseppina, defunta 14 anni or sono. Franco ne riunisce le foto in un affisso e dedica loro dei versi, semplici ma profondi, da perugino verace.

Quest’anno scrive due quartine che ci piace riportare: “Quarantanov’anni son per te, papà / e per te, mamma, quatordici’anni èn già /che n certo giorno m’avete voi lasciato / oh? ’l tempo vola ma io non v’ho scordato! // Ste rime che io ve dedico ogni anno / per me nó scopo sempre qui ci avranno / che, fin che campo, lor devon dimostrà / quanto ’l vostro amor me sta a mancà”. A titolo di cronaca, aggiungiamo che la bottega artigiana di Mario, artista della scarpa, è stabilmente occupata dai materiali della collezione di Adriano Piazzoli, cugino di Franco. Un fondo ingombro di libri, dischi, cartoline. Tutte unite dal comune riferimento alla città di Perugia. Memorie, appunto, di mura e di persone.

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