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LA PROVOCAZIONE Al Centro ormai si mangia, si beve, si vendono soprattutto calze e mutande... è la strada giusta?

L'inviato cittadino Sandro Allegrini ha scattato una fotografia personale dell'economia del centro... con pregi e difetti. Ascoltando quel che dicono, alcuni, sull'attuale movimento dell'acropoli. Una provocazione per aprire un dibattito. Buona lettura e buona riflessione. Per dire la vostra scrivete a: redazione@perugiatoday.it

L'inviato cittadino Sandro Allegrini ha scattato una fotografia personale dell'economia del centro... con pregi e difetti. Ascoltando quel che dicono, alcuni, sull'attuale movimento dell'acropoli. Una provocazione per aprire un dibattito. Buona lettura e buona riflessione. Per dire la vostra scrivete a: redazione@perugiatoday.it

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di Sandro Allegrini

“Al Centro storico ormai si mangia, si beve (male) e basta… o si comprano calze e mutande”. Parola di un residente storico dell’acropoli che stigmatizza questa inconfutabile realtà. “Un esempio lampante – precisa – è quello offerto da via Mazzini, dopo la chiusura di Fagioli, della sanitaria, del negozio di abbigliamento maschile”. E ora tocca a Duemme-Merlini, come ampiamente raccontato su queste colonne. Il “cahier de doléances” prosegue con un lungo elenco di attività mangerecce che si dipanano lungo questo ampio rimbocco fra piazza Matteotti e corso Vannucci.

Ecco gli esercizi enumerati: Caffè Mazzini, Caffè di Perugia, Pizzeria Reginella, Ristorante via Nova, Gelateria, Prosciutteria, Capatoast. Ma poi anche la porchetteria all’angolo col palazzo delle poste. Insomma: ben otto attività mangia-bevi in poche decine di metri quadrati. Cosa resta? Poco. All’intersezione con corso Vannucci, le due edicole (chiuse da tempo e utilizzate per la vendita di chincaglierie) diverranno – si dice – visual pubblicitari. Sempre meglio di adesso. All’edicola appoggiata alle poste – si anticipa – verrà un esercizio per la diffusione di tulipani olandesi: sempre meglio che l’edicola dismessa (sembra ormai irreversibile il processo di caduta dei giornali).

Per l’ex negozio di Fagioli, si parla ancora di calze e mutande. “Perché mai – argomenta il cittadino dell’acropoli – un turista dovrebbe venire a Perugia per comprare intimo che ha già nella sua città?”. Prosegue: “De profundis per i negozi come Ceccucci che vendevano tessuti a telaio e ceramiche prestigiose”. E propone: “Perugia dovrebbe puntare su cioccolato e cachemire, prodotti esclusivi, identitari e di qualità”. Come dargli torto? Sempre meglio che un centro dove si va solo a mangiare e bere, anche troppo e… male. Basti vedere i giovani, intontiti da shottini di bassa qualità, gironzolare come fantasmi e orinare a go-go. Ma al peggio non c’è mai limite?

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