Protestano gli studenti, in sede e fuori sede. "Ridateci i soldi"

“Gli anni precedenti con l’abbonamento studenti pagavamo la somma ridotta a 296 euro"

Protestano gli studenti, in sede e fuori sede. Quell’abbonamento al bus, che fregatura. “Lo abbiamo pagato 398 euro, anziché 296, come gli anni precedenti. Per di più, il lockdown ci ha fregato una seconda volta, impedendoci di utilizzarlo. È possibile ipotizzare un rimborso?”. Così rappresentano i termini della questione. “Gli anni precedenti con l’abbonamento studenti pagavamo la somma ridotta a 296 euro. L’abbonamento valeva dal 1° settembre al 31 agosto”.

L’anno scorso cosa è successo? "Ci hanno detto che la Regione non ha prodotto in tempo la delibera e così abbiamo dovuto pagare la tariffa intera di 398 euro”. Poi, cos’altro è accaduto? “Che nel dicembre 2019 sul sito Busitalia è ricomparsa l’agevolazione per la tariffa ridotta, ma ormai la frittata era fatta”. Cioè? “Avevamo pagato la tariffa intera”.

Ma cosa c’entra il lockdown? “C’entra perché, restando confinati in casa, non abbiamo potuto fruire del servizio di trasporto. Ma per motivi indipendenti dalla nostra volontà. Abbiamo preso le lezioni da remoto e quei soldi sono stati buttati al vento. Con danno per noi e per le finanze delle nostre famiglie”. Ora cosa chiedete? “Il rimborso della differenza fra la tariffa intera e quella ridotta, dato che il ritardo della delibera non è a noi imputabile”.

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E poi? “Ci sembra anche giusta la restituzione di quanto ci spetta per compensare quanto pagato per il periodo di lockdown, in cui ci era per legge impedito di utilizzare il servizio”. L’Inviato Cittadino gira la questione all’Adisu e a Busitalia perché recepiscano, e eventualmente accolgano, la protesta degli studenti. È di certo opportuno aggiungere che il decreto governativo di luglio stanzia fondi appositi da utilizzare per il ristoro. La Toscana ha già predisposto la modulistica necessaria. Altrettanto ci si attende dalle altre regioni italiane, fra le quali l’Umbria. Lo faranno?

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