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Legge contro l'omofobia, c'è chi dice no: "Le scuole saranno centri di propaganda gay"

Il popolo della famiglia in piazza a Perugia per manifestare contro la legge anti omofobia: "Non c’è bisogno di una legge regionale ideologica sulla discriminazione: basta la Costituzione"

Una manifestazione per lanciare l’appello “Difendiamo i generi naturali e la famiglia”, sotto il brand SOS in cui la lettera O è sostituita da un cuore, soprastante la scritta “Sessualità, Amore e Società”. L’appello è rivolto a tutti i genitori a ai cittadini “consapevoli”. Sfilano tra corso Vannucci, il sagrato di San Lorenzo e piazza Grande. Portano due striscioni con la scritta “Difesa famiglia” e “No gender”.

Tutto si lega alla votazione in Consiglio Regionale (prevista per stamane, ma che scivolerà al primo pomeriggio) della proposta di legge “contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”. Nel volantino si polemizza contro le associazioni Lgbt (lesbiche, gay, bisessuali, transessuali). Al dire dei manifestanti, se approvata, questa legge “trasformerebbe le scuole umbre in un centro di propaganda e indottrinamento omosessuale e transessuale, interferendo pesantemente sull’identità, sull’equilibrio psico-fisico, sull’evoluzione dei giovani adolescenti e delle future generazioni, nonché nei rapporti familiari tra genitori e figli”.

I manifestanti proclamano di condannare comportamenti discriminatori e di bullismo, ma pongono paletti precisi in ordine al fatto che i bambini non debbano dubitare della propria identità maschile e femminile. Propongono che l’educazione sia fondata sul valore etico e sulla identità biologica di genere. Chiedono, infine, che venga valorizzata l’identità culturale dell’uomo e della donna, in relazione al concetto di famiglia che dalla loro unione si genera. “Il ruolo educativo delle famiglie – sostengono – non va conculcato” e indicano, per maggiori chiarimenti, di accedere a informazioni specifiche scrivendo all’indirizzo mail generinaturaliefamiglia@gmail.com.

Alla domanda perché a sfilare siano in così pochi (sono più le forze dell’ordine, in divisa e in borghese, che i manifestanti), rispondono che gli altri sono in consiglio regionale a presidiare e a tenere occupati i posti: “Altrimenti, gli altri (Lgbt, ndr) li occupano tutti!”. E concludono: “Non c’è bisogno di una legge regionale ideologica sulla discriminazione: basta la Costituzione!”. E lanciano #primalafamiglia.

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