Prostituzione: dai barconi della Libia all'Umbria, migliaia di ragazze schiave del sesso sulle strade umbre

Nigeriane, cinesi e dell'est Europa, quasi duemila ragazze costrette a prostituirsi nella provincia di Perugia. In Umbria seguendo le rotte dei migranti e in mano alle gang di criminali

La prostituzione cambia luoghi di consumo, ma non il volto della schiavitù. Se le italiane svolgono l’attività come “escort”, in appartamento e con annunci sui siti di incontri, per strada si trovano ancora le “schiave”, africane, cinesi e dell’est Europa, vittime della tratta. A Perugia le vie oggetto dell’ordinanza municipale che vieta e sanzione la sosta per la contrattazione della prestazione sono sempre le stesse: via Dottori, via Piccolpasso, via Settevalli, via Canali, via Campo di Marte, via del Macello, via del Lavoro, via Nuvolari, via Conti, via Trasimeno Ovest, via delle Caravelle, via Penna, via Cestellini, via della Scuola, strada Colle Umberto Ponte Nese, strada provinciale 170 del Maestrello e strada San Giovanni del Prugneto.

La relazione per l’inaugurazione dell’anno giudiziario mette in luce come “i comparti economici di destinazione dei capitali illeciti, risultano particolarmente privilegiati l'acquisto di locali notturni, funzionali anche alla gestione di traffici di droga ed allo sfruttamento della prostituzione” e la “sostenuta domanda di attività di prostituzione ha fatto da richiamo a svariati gruppi criminali, composti in prevalenza da cittadini di Paesi dell’est europeo, dediti all’immigrazione clandestina di giovani donne provenienti principalmente dai Paesi dell’ex Unione Sovietica”.

Il mondo della prostituzione è, però, legato strettamente a quello dell’immigrazione incontrollata, dei viaggi della speranza nel Mediterraneo. Sempre nella relazione si legge di u”na recente attività di indagine” che “ha evidenziato l’esistenza in territorio umbro di organizzazioni criminali transnazionali, composte in prevalenza da cittadini nigeriani (dimoranti sia in territorio italiano che in Libia ed in Nigeria) finalizzate al compimento di una serie indeterminata di delitti di tratta e sfruttamento della prostituzione di donne nigeriane, fatte giungere in Italia attraverso la Libia e la successiva traversata via mare sulle coste italiane, generalmente siciliane, a bordo di fatiscenti imbarcazioni”.

Una vera e propria “holding del crimine organizzato transnazionale che, valendosi anche delle condizioni di assoggettamento derivanti dalla prestazione del giuramento ‘voodoo’ delle ragazze ‘trafficate’, sono risultate radicate nel territorio del capoluogo regionale”. Secondo l’indagine i nigeriani “con ruoli diversificati, si occupano del reclutamento delle vittime nei territori di provenienza e di far loro attraversare a piedi la Nigeria fino al raggiungimento della costa libica”. Qui vengono tenuti segregati finché non possono pagarsi il passaggio in mare su carrette che naufragano spesso e volentieri. “I soggetti ‘trafficati’ sopravvissuti vengono prelevati dai centri di accoglienza e poi costretti alla prostituzione o all’accattonaggio dagli stessi connazionali dimoranti sul territorio perugino”. L’indagine in Umbria ha portato ad otto ordinanze di custodia cautelare in carcere nei confronti di cittadini nigeriani per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla tratta di esseri umani, sfruttamento della prostituzione e rapina.

Per il procuratore generale Fausto Cardella “tra gli aggregati delinquenziali stranieri presenti nella regione si evidenziano quelli albanesi, rumeni e di altre etnie dell'est europeo, unitamente a quelle di origine afro-asiatica in continua espansione. In tale contesto delinquenziale si evidenzia, tuttavia, anche una stretta collaborazione con elementi italiani”.

Il Mosap (Movimento sindacale autonomo di polizia) ha fatto un po’ di conti: nella provincia di Perugia gli annunci nei siti specializzati sono circa 1.950, un migliaio a Terni. Spesso si tratta di annunci riconducibili ad uno stesso numero, ma anche dimezzandone il numero rimane sempre alto. All’incirca 1.500 ragazze in vendita, per almeno 5 prestazioni giornaliere a 50 euro l’uno. Basta una calcolatrice.

I numeri delle Procure sono alti. Nel 2018 i procedimenti per reati connessi alla prostituzione sono stati 169 a Perugia, 5 a Spoleto e 73 a Terni (per un totale di 247) e riguardano persone o gruppi che sfruttavano la prostituzione (che non è reato in Italia, ma induzione e lo sfruttamento sì).

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