Prosegue ininterrotta l’emorragia dell’acropoli. Stavolta è un'erboristeria di via Mazzini ad abbassare le saracinesche

Prosegue ininterrotta l’emorragia di esercizi commerciali dell’acropoli. Stavolta è un’erboristeria di via Mazzini ad abbassare le saracinesche. Non ultimo scampolo di un tessuto commerciale irrimediabilmente strappato. Si chiamava (si può ormai usare il verbo al passato, tanto è imminente la chiusura) L’Erbolario e teneva prodotti di alto livello. Sia di estetica che integratori di rango come Erbamea, provenienti dalla factory di San Giustino. Questi integratori (fitoterapia, salute e bellezza) sono prodotti da Mearelli e la denominazione è, appunto, un acronimo di prodotto e produttore. Giocando anche sull’analogia con la forma latina “Herba mea”.

Quali le ragion della chiusura? Molteplici e tutte convergenti verso un destino segnato dal declino del centro storico e dall’azione combinata della peste coronavirus e della rarefazione dei residenti. Si potrebbe dire che, in questo ìmpari match, il degrado vince “per abbandono”. Tribunale e uffici professionali a ranghi ridotti, mancanza di studenti, assenza di turisti, latitanza di visitatori delle eccellenze artistico-storico-antiquarie della Vetusta. Si sa che lo smart working, confinando le persone in casa, non fa bene al commercio. Come si dice “lontano dagli occhi…  lontano dal cuore”. E dal portafogli.

Questo esercizio, con una front woman di rara gentilezza e di eccezionale competenza, chiude alla metà del corrente mese. Con qualche rimpianto da parte dei clienti affezionati. Un negozio di forte appeal, che non ha subìto l’insidiosa competizione del web. Perché la casa madre non fa, in internet, offerte concorrenziali coi negozi. Anzi: cerca di agevolarli. Si tratta, peraltro, non di franchising, ma di negozio monomarca. E non sarà facile trovare altrove quei prodotti di qualità. Almeno fra i travertini della patria d’Euliste.

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Un'altra lampadina che si spegne, altri posti di lavoro persi, volatilizzati. La crisi lascia il segno, mordendo tutto e tutti. E fa male. Parecchio. Forse anche questo spazio diventerà una “pappatoria”, nel senso che – avendo diritto a spazi esterni – potrà chiederne e utilizzarli a fini di ristorazione. Niente di personale, intendiamoci, contro pizzerie, ristoranti, gelaterie, toasterie, porchetterie e simili. Ma neanche un centro storico prestigioso ridotto a paninoteca, mutanderia e calzeria. O poco più.

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