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Un progetto per una Elce mai vista: "Trasformiamo via Vecchi in un salotto"

Una proposta per la ristrutturazione del quartiere dell’Elce, targata 1996 e ripensata anche recentemente firmato dall'architetto Luigi Fressoia

Una proposta per la ristrutturazione del quartiere dell’Elce, targata 1996 e ripensata anche recentemente. “Assumiamolo come un centro storico vero e proprio, completiamo i volumi con degne architetture e pedonalizziamo la sua strada principale: via Annibale Vecchi”. Parola dell’architetto Luigi Fressoia, laureato a Firenze nel 1980, presidente di Italia Nostra, personaggio di sicuro talento. L’idea, elaborata fin dagli anni ’90, è quella di dotare  il Corso del quartiere di un bel tram di ultima generazione (come Vienna, Grenoble e tante città europee) proveniente da S. Anna e Fontivegge. Servirlo, poi, con parcheggi a più piani alla base del declivio su sui sorge e costruire scale mobili per la risalita. Certo, si dirà, non sono questi i momenti di pensare a investimenti impegnativi. Eppure il problema dei parcheggi – per residenti, studenti e attività commerciali – resta pur sempre, all’Elce, il problema dei problemi.

L’ideatore chiarisce il suo pensiero: “La vita all’Elce c’è già: si tratta di farla esprimere nelle forme più comode e funzionali, trasformando l’attuale caos di via Vecchi in un salotto ”. Da cui discende la conclusione: “L’Elce va anche completata, perché ci sono, qua e là, diversi piccoli edifici di nessun valore che possono essere ricostruiti come quelli più grandi. Sarebbe il plusvalore di questo completamento edilizio-architettonico a finanziare in buona parte le opere pubbliche ipotizzate. D'altronde – osserva – i costi crescenti per mantenere e servire le tante espansioni ci insegnano che la partita aperta quarant’anni fa, tra città densa e città diffusa, dopo l’apparente vittoria di quest’ultima (con una cementificazione espansiva e di poco valore), è oggi favorevole al completamento”.

Ma una precisazione è dovuta: “Non occorre completare i centri storici, per i quali bastano la manutenzione e il restauro, ma perfezionare/rielaborare le prime periferie, come Elce o Monteluce. Questo avrebbe effetti benefici sullo stesso centro, che è spesso in affanno per difetto di residenze di qualità, come accade anche nei Borghi”.

La storia ci insegna che il quartiere dell’Elce (se si escludono le villette liberty vicine alla ex barriera daziaria) è sorto dopo la seconda guerra mondiale, vicinissimo alle mura urbiche duecentesche “con la caratteristica – sottolinea Fressoia – di essere stato costruito con semplice licenza edilizia, senza strumenti urbanistici attuativi organici. Comunque, questa procedura, oltre a produrre una certa occasionalità, ha comunque generato densità e vita”. Tanto per chiarire: “I piani regolatori, di solito, prevedono semplici espansioni, senza assicurare alcuna integrazione delle qualità urbane necessarie: sociali, architettoniche, funzionali”. Al contrario: “Una buona pianificazione deve tener conto delle reali esigenze di vita, dotando i quartieri delle infrastrutture, delle attrezzature e delle architetture idonee”. Forse un bel sogno su cui merita ragionare: una via Vecchi pedonalizzata, con tavolini e negozi aggettanti sull’esterno, un’economia solida e vivace, momenti di vita culturale, occasioni di ricca socialità. È sperare troppo?

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