Il grande progetto artistico sulla chiesa di Monteluce non decolla: ha troppi nemici

Si rischia di perdere un importante finanziamento, ma non solo. Anche Vittorio Sgarbi ha pubblicamente caldeggiato la realizzazione di quella che ha definito “una grande opera, realizzata da un grande artista"

“Questo lavoro non s’ha da fare!”. Sembra una maledizione, scagliata contro un progetto (col crisma delle dovute autorizzazioni) che è piaciuto a Vittoria Garibaldi e a Francesco Scoppola, al cardinale Bassetti e al parroco di Monteluce. Alla base del contendere, il restauro e la decorazione pittorica sopra l’intradosso della volta alla chiesa di Santa Maria Assunta in Monteluce.

L’idea dell’artista Lorenzo Fonda è quella di completare le decorazioni della chiesa, ricca di affreschi secenteschi, mediante la realizzazione di scene bibliche ed evangeliche di sicura presa. Fonda ha ottenuto la consulenza di padre Giulio Michelini, illustre biblista, col quale ha concordato i temi con scene tratte dalla Vita di Cristo, riprendendo i motivi dalle lunette sottostanti.

Ha realizzato dei bellissimi bozzetti, ha ottenuto un primo finanziamento e ha in tasca una sponsorizzazione della Fondazione Cassa di Risparmio. Mostra documenti, dichiarazioni, attestazioni di apprezzamento da parte di grossi calibri del mondo della cultura e della critica.

Ultima, in ordine di tempo, la dichiarazione “coram populo” dell’amico Vittorio Sgarbi che, al Pavone, ha pubblicamente caldeggiato la realizzazione di quella che ha definito “una grande opera, realizzata da un grande artista che sa dipingere grande e solenne”.

C’è invece chi disapprova questa ipotesi, adducendo come motivazione il fatto che la realizzazione di questi disegni sarebbe un’inaccettabile contaminazione. Cosa dice, Fonda, in proposito? “Ma come – sbotta il medico-pittore, apprezzato scenografo internazionale – tutta l’arte sacra nelle chiese testimonia attraversamenti diacronici che ne costituiscono la vera ricchezza. Quanti capolavori di diverse epoche si sono succeduti sulle pareti delle chiese più ricche di opere d’arte?”.

“Ho tutta l’impressione – precisa – che si tratti di animosità riconducibili a pura ignoranza e ad aspetti che nulla hanno a che fare col valore artistico della proposta. Peraltro, la sagrestia porta affreschi del Trecento e sopra l’altare c’è un’opera del XIX secolo di Giovanni Silvagni. La chiesa è del Duecento, restaurata nella metà del Quattrocento, e include affreschi manieristi. Insomma: le epoche si sovrappongono con assoluta naturalezza”.

Ma non c’è pericolo che le nuove realizzazioni si confondano con l’antico? “Vogliamo scherzare? Il progetto prevede un monocromo, di straordinaria modernità. Papa Francesco mi ha detto: ‘La Chiesa ha più che mai bisogno che si riapra il dialogo con l’arte’. E, quando ho osservato che la Sistina è tutta dipinta, ha ribattuto, complice: Un posto si trova sempre!”.

Quali altre ragioni militano a favore del progetto? “Si tratterebbe di un progetto didattico: qualcosa di molto simile alla bottega d’arte. Io darei l’imprinting, ma poi collaborerebbero studenti dell’Accademia di Belle Arti.  Ma anche studenti cinesi che frequentano palazzo Gallenga. Il rettore Giovanni Paciullo concorda nel ritenere che si tratterebbe di un positivo ampliamento dell’offerta formativa della stessa Stranieri. Oltre che un vantaggio per la città”.

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“È veramente assurdo che tanti studenti stiano a Perugia per l’apprendimento della lingua italiana e poi si iscrivano a Brera per la formazione artistica. Potrebbero facilmente restare qui e frequentare l’Accademia Pietro Vannucci. Il direttore  Paolo Belardi è d’accordo”. E anche la città.

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