Lunedì, 21 Giugno 2021
Cronaca

Anno giudiziario: guardia alta su infiltrazioni mafiose, sinistra antagonista e radicalismo islamico

Il procuratore generale Fausto Cardella traccia un bilancio delle attività investigativa e indica gli obiettivi futuri, con un occhio alla ricostruzione post-terremoto

Infiltrazioni mafiose, ala radicale di sinistra, terrorismo di matrice islamica. Sono i principali filoni di attenzione delle forze dell’ordine e della magistratura in Umbria. Lo afferma il procuratore generale presso la Corte d’appello, il magistrato Fausto Cardella, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in Umbria.

Il procuratore ha voluto iniziare con una riflessione “comune tra magistrati, avvocati e giornalisti, per separare ciò che è informazione da ciò che è spettacolo; è tempo di riflettere sulla abitudine invalsa di proiettare filmati di operazioni di polizia giudiziaria, che mostrano gli indagati, con logo delle forze di polizia operanti, per verificare se ciò risponda ad una reale esigenza di informazione, se tali filmati siano compatibili col rispetto umano che, comunque, è dovuto agli indagati ed ai condannati”.

Altro elemento di attenzione è la sicurezza nei palazzi di giustizia del distretto, Procure e Tribunali, dove “con una procedura nuova e complessa, svoltasi, peraltro, in tempi strettissimi, sono stati dotati di personale di vigilanza armata privata. In taluni casi le Guardie Giurate sono affiancate dall’Esercito, che contribuisce, in maniera efficace, a mantenere uno standard di sicurezza di altissimo livello. E’ in atto anche una vigilanza esterna, dinamica, alla quale concorrono le Forze di Polizia dei vari territori, con mirati piani di controllo disposti dalle Prefetture. Anche il Tribunale civile di Perugia, non appena sarà superato l’ultimo ostacolo burocratico, finalmente, potrà vedere pienamente funzionanti le sospirate apparecchiature già installate”.

Critico il procuratore Cardella sul “decreto sicurezza, che riguarda essenzialmente la materia dell’immigrazione e della sicurezza urbana, ma introduce anche disposizioni di natura penale, per esempio, allorché inserisce nel codice penale Procura Generale l'articolo 669-bis, relativo all'esercizio molesto dell'accattonaggio, che viene punito con l'arresto da tre a sei mesi e con l'ammenda da euro 3.000 a euro 6.000. La creazione di una nuova fattispecie contrasta con l’auspicio della Magistratura di una massiccia depenalizzazione, quale principale rimedio per la lunghezza dei processi, giacché consentirebbe l'alleggerimento del carico complessivo delle Procure e dei Tribunali, che potrebbero concludere più celermente i processi davvero utili”.

Sulle infiltrazioni Cardella non è allarmista, ma ritiene che ci sia la necessità di non abbassare la guardia perché “i risultati di talune indagini hanno documentato come questo distretto richiami gli interessi economici di organizzazioni criminali, che agiscono reimpiegando i proventi di attività illecite, senza controllare militarmente il territorio, ma attraverso il riciclaggio o il reimpiego di illeciti proventi, specialmente nei settori dell’edilizia, della ristorazione, dell’intrattenimento, dei servizi e turistico alberghiero. Tuttavia, non si colgono segni di radicamento nel territorio umbro di organizzazioni criminali, riconducibili alle tradizionali Mafia, Camorra e ‘Ndrangheta, e quelli che in un recente passato sono sembrati tali, sono stati prontamente individuati e neutralizzati dalle Forze dell’Ordine, la cui vigilanza è attenta e costante”. In particolare massima attenzione sulla ricostruzione nelle zone colpite dal terremoto “proprio per neutralizzare il rischio che vi si inseriscano malintenzionati e organizzazioni criminali, le quali sono particolarmente attive nel settore della movimentazione della terra, dell’edilizia del ciclo del cemento ed in quello dello smaltimento dei detriti e dei rifiuti, con l’unico obiettivo di speculare sulla disgrazia di coloro che hanno perso i loro beni e la loro tranquillità, che invece meritano il nostro sostegno e la nostra protezione”. Nella provincia di Terni si registrano tentativi d’infiltrazione nel settore economico da parte di esponenti contigui ad organizzazioni criminali, come emerge dagli arresti di pregiudicati di origine calabrese e campana, trapiantati in Umbria negli ultimi anni, e da alcune significative attività d’indagine.

Per quanto “concerne la criminalità di matrice eversiva e terroristica, si registra il consueto attivismo dell’ala più radicale della sinistra antagonista. La frammentazione della destra radicale ne ha, invece, precluso una più incisiva azione. Nell’ultimo periodo, nel territorio del distretto, non si sono verificati significativi episodi delittuosi ascrivibili alle suddette aree, anche in ragione di un’attività di contrasto e prevenzione, posta in essere dalle Forze di polizia. Con riferimento, infine, alla minaccia rappresentata dal terrorismo di ispirazione jihadista, si osserva che, nell’ambito della comunità islamica in Umbria, dove si contano 22 associazioni culturali o luoghi di culto, non si registrano ambiti di diffusione di messaggi radicali e di rifiuto all’integrazione, né la presenza di zone o quartieri “enclave” ad “esclusività etnica”, che rappresenterebbero terreno fertile per recepire il messaggio radicale islamico. Permane, tuttavia, il rischio legato a presenze di soggetti attestati su posizioni radicali ed è alta l’attenzione delle Forze dell’Ordine”.

Il traffico di stupefacenti nel distretto è in mano a “sodalizi criminali nordafricani, albanesi e nigeriani curano, talvolta in collaborazione con soggetti italiani, l’approvvigionamento, la gestione dei canali di rifornimento e delle reti di distribuzione dello stupefacente, attraverso contatti con referenti delle rispettive nazionalità, attivi in altre città italiane, nei Paesi d’origine o nelle località di transito del narcotico. Detto ciò, l’enfatizzazione di Perugia quale “capitale dello spaccio” non trova elementi di riscontro. Partendo proprio dai dati dell’Osservatorio epidemiologico regionale, pubblicati in data 8 agosto, si osserva che, negli ultimi vent'anni (1996-2017), il trend dei decessi per overdose in Umbria ha denotato un quadro sostanzialmente stabile fino al 2005 mentre, in seguito, il livello è cresciuto, raggiungendo il picco più elevato nel 2007, con 35 decessi. Negli anni successivi, si è registrato un andamento altalenante, complessivamente rivolto verso il decremento, raggiungendo, nel 2017, il dato più basso dall'inizio della rilevazione, con otto decessi (sette in provincia di Perugia e uno in quella di Terni), contro i 10 del 2016”.

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