Omicidio Rosi, la più giovane delle "belve" ha chiesto le attenuanti per evitare ergastolo

Il più giovane della banda che, per primo ammise l'omicidio e la rapina, spera di poter evitare il carcere a vita perchè era incensurato, giovane e per la sua presunta collaborazione dopo che ormai era stato catturato....

Solo giustizia. Niente altro. E' quello che pretendono i genitori di Luca Rosi barbaramente ucciso nella rapina in villa a Ramazzano nel marzo del 2012. E lo hanno ribadito, attraverso i legali Silvia Egidi e Valeriano Tascini, nel corso dell'udienza del processo alla banda di romeni che ha devastato una famiglia perbene, una comunità e il futuro della fidanzata di Luca. "Nessuno vuole una pena esemplare ma si chiede una pena giusta. Gli ergastoli sollecitati dal Pm sono condivisibili perchè rientrano nelle aspettative della famiglia Rosi. Non dimentichiamoci che affrontiamo fatti di una gravita senza precendeti. Gli assassini hanno agito con brutalità e senza nessuna pietà". 

Nel processo si è costituito parte civile anche il Comune di Perugia, attraverso l'avvocato Luciano Ghirga che ha chiesto alla banda qualcosa come 3milioni di risarcimento danni per l'immagine di Perugia. "L'amministrazione comunale - ha detto il legale - ha così voluto esprimere soprattutto solidarietà alla famiglia Rosi e all'intera cittadinanza per il danno d'immagine subito dalla citta".

Aurel Rosu, il più giovane della banda dei tre romeni, pretende alcune attenuanti generiche per evitare l'ergastolo. Fu il primo a confessare tutto agli inquirenti. Si punta oltre che alla collaborazione prestata, anche alla giovane età e al fatto che prima dei fatti era incesurato. Ma può bastare per non essere considerato una belva, alla pari dei suoi compari, evitando così il carcere a vita? Per la famiglia di Luca Rosi decisamente no. Il loro dolore deve essere rispettato. Speriamo che sia rispettato.

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