Cronaca

Omicidio Cenerente, sentenza rinviata: nuova perizia potrebbe scagionare l'ultimo imputato

Dopo la lunga arringa del legale Luca Maori, la Corte d'Appello di Perugia ha deciso di effettuare una nuova perizia sul martello, considerato l'arma del delitto

La sentenza era attesa per oggi, 30 ottobre, ma bisognerà ancora aspettare per sapere se verrà condannato Alfon Gjergji, accusato di aver assassinato Maria Raffaelli e Sergio Scoscia, la madre e figlio brutalmente uccisi durante una rapina nella villetta di Cenerente. La Corte d’Assise ha, infatti deciso di accogliere la richiesta della difesa, dopo la lunga arringa di Luca Maori che ha fatto leva proprio su questa traccia per portare avanti l’innocenza dell’imputato. Sarà quindi effettuata una nuova perizia sulla traccia individuata dagli investigatori sul martello che, da quanto appurate, pare essere l’arma del delitto. 

Dagli accertamenti effettuati sembra, infatti, che sul martello siano state trovate sia le tracce di Sergio Scoscia che di un’altra donna non ancora identificata. A non vederla, invece allo stesso modo il pm Claudio Cicchella aveva, infatti, chiesto lo scorso 23 ottobre, una pena esemplare. Il pubblico ministero dopo una lunga requisitoria si era rivolto alla Corte pronunciando la parola ergastolo.

Secondo l’Accusa Alfons sarebbe, infatti, complice del duplice omicidio. Venuto appositamente da Roma, dove viveva con la ex fidanzata, per compiere il drammatico gesto. Era lui, come ha detto il pm, “l’esperto” dei furti. Il pomeriggio del 5 aprile 2012 andò a fare un sopralluogo insieme ai suoi complici fuori dal casolare, entrando in azione la notte stessa. “Sono troppo discordanti le versioni dei tre - ha dichiarato il Pubblico ministero in aula - nessuna combacia fra loro”. Se, infatti, Gjergji dichiara di non aver mai messo piede in quella casa e di non avere nulla a che fare con la morte Maria Raffaelli e Sergio Scoscia, Laska e Gioka hanno dato invece una versione completamente differente, affermando che fu proprio Alfons Gjergji a uccidere i due perché ubriaco. Una versione, quest’ultima, considerata un vero e proprio complotto dall’imputato, convinto del fatto che Laska abbia convinto a suon di cazzotti Gioka a incolpare proprio lui.

In base alla versione data, infatti, da Gjergji, lui avrebbe aspettato i due assassini in auto, addormentandosi mentre loro stavano compiendo il furto e uccidendo brutalmente madre i figlio. Poi avrebbe accompagnato Laska e Roma e lo avrebbe ospitato a casa sua, comprandogli il giorno stesso un biglietto per fare ritorno in Albania. Una versione, però, che secondo l’Accusa non regge, convinta del fatto che l’imputato si sia macchiato del reato di duplice omicidio.

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