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La coppia scoppia: fallimenti, botte e bicchieri lanciati, condannato il marito

Per il giudice D'Andria i maltrattamenti ci sono stati come dimostrano i referti medici che parlano chiaro. L'uomo condannato a nove mesi

Sono le 10. L'imputato prende posto sul tavolo dei testimoni. Le accuse pesano come macigni: maltrattamenti e lesioni personali. Seduti poco distante ci sono moglie e figlio, gli stessi che lo hanno trascinato in aula. Recita la formula. Poi è il pm che inizia ad interrogare l'uomo su quei 30 anni di vita per i quali dovrà essere giudicato. In base al racconto della moglie, l'uomo avrebbe più volte malmenato il figlio e reso la vita di lei impossibile.

Ma nell'aula C del tribunale di Perugia un'altra storia sembra prendere forma. L'uomo, stando alla sua dichiarazione spontanea, avrebbe picchiato il giovane solo con qualche scappellotto. “Io non mai usato una cinghia”, dice con apparente calma. Il racconto continua. Si ripercorrono i fatti per comprendere dove risieda la verità. Ed è quasi tra le lacrime che l'imputato afferma “Si ho tirato un bicchiere d'acqua a mio figlio perché mi ha urlato che ero 'solo un frogio'. È vero sono omosessuale, ma un conto è sentirlo dire da sconosciuti e un conto e sentirlo dire da tuo figlio”.

Il racconto in aula continua. L'uomo parla dei gesti d'ira. Dà la sua versione. Con calma tenta di spiegare il momento di depressione e di confusione di quegli anni, dove ogni cosa appariva senza senso. Prima il fallimento della lavanderia che dava da mangiare a tutta la famiglia, poi un infarto e infine l'improvvisa scoperta della propria omosessualità. L'ex moglie non accetta questa sua preferenza sessuale. La situazione precipita: la donna decide di occupare il suo studio e lui di tutta risposta compra un martello e sfascia la porta. In quel caso sarà il figlio ad intervenire, spaccando una costola al padre senza rendersi conto.

Un dramma familiare che, come tutti quelli che approdano in un'aula di giustizia, termina con una sentenza. I maltrattamenti e le lesioni per il giudice D'Andria ci sono stati, complici i referti medici che sembrano parlare chiaro. La condanna per l'uomo è di 9 mesi di reclusione (pena sospesa per cinque anni) e il pagamento delle spese processuali. L'uomo è stato difeso dall'avvocato Giuseppe Innamorati.  

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