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Come "Il Copione" venne incastrato: 800 libri fotocopiati, 9 euro a copia e lavoro in nero

In aula era presente anche l'imputato accusato di avere fotocopiato e venduto testi universitari. In base alle lunghissima indagini pare che ci fossero numerosi ragazzi che lavoravano anche in nero

Due agende con su scritto 2008 e 2009. Al loro interno cifre e nomi annotati. Poi postazioni infinite e centinaia di foto scattate. È questa in estrema sintesi l’indagine portata avanti dalle forze dell’ordine e che ha  permesso di chiudere una delle copisterie più frequentate dagli studenti dell’Università di Perugia: “Il Copione”. E già, perché se un testo in libreria lo paghi dalle 35 alle 50 euro (a volte anche di più), alla copisteria in questione il prezzo si aggirava intorno ai 9 euro. Almeno queste le cifre emerse durante l’udienza che si è tenuta oggi, 2 dicembre. In aula anche il proprietario, P.L., difeso dall’avvocato Gianni Spina.

IL MECCANISMO - Una lunga udienza per comprendere come l’uomo riuscisse a sfornare centinaia di copie di testi universitari ogni giorno. Secondo l’Accusa, il proprietario era in possesso dei testi in versione “elettronica” che poi, all’occorrenza, venivano stampati, rilegati ed infine venduti a prezzi bassissimi. All'epoca della chiusura ne sequestrarono 800 testi

LE INDAGINI  - In tutto due le irruzioni nel locale che sono poi sfociate anche nella perquisizione domiciliare, dove sono state trovate le famose agende con le strane annotazioni di nomi e cifre. Ma è durante le indagine  che i militari hanno fotografato gli studenti che entravano a mani vuote e uscivano con un libro fotocopiato. Dettaglio importante, secondo l’Accusa, che testimonierebbe come P.L. fosse già in possesso dei testi e che i giovani si recassero al “Il Copione” con l’unico intento di comprarli.

LAVORATORI IN NERI – Sembra inoltre che nella famosa copisteria lavorassero anche numerosi ragazzi, sia di nazionalità italiana che stranieri, ma tutti, tranne uno, non erano sotto contratto. In una perquisizione in particolare uno di loro sarebbe sfuggito ai controlli gettandosi dalla finestra del retro. Nella seconda perquisizione sarebbe comunque stato fermato grazie al gioco d’astuzia dei militari. Fino a qui l'accusa mentre la difesa respinge tutte le accuse.

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