Pretola e Aldo Capitini... è qui la festa? Iniziative per il cinquantenario dalla scomparsa del filosofo

Pretola e Aldo Capitini: è qui la festa? Nel cinquantesimo dalla scomparsa, nella popolosa frazione perugina si celebra la condivisione gioiosa della memoria del filosofo di Palazzo dei Priori. Tema dell’evento: “L’Universalità del messaggio di Aldo Capitini in pensieri, ricordi e musica”. “Un luogo magico”, sostiene Lanfranco Binni, figlio del critico letterario e politico perugino, nato in via della Cupa e che tanto ebbe cara la tramontana perugina (il suo libro più amato e identitario è “La tramontana a Porta Sole”). “La torre, il fiume, il verde, un edificio di ritrovo, non un semplice cva: si contestualizzano perfettamente nell’idea capitiniana di ricerca e costruzione di nuove socialità”, conferma Lanfranco, il cui padre fu amico e discepolo del filosofo nonviolento che, ricorda con nostalgia, “da noi era di casa”.

Introdotti dal pretolano Diego Mencaroni, si esibiscono il coro “Amici della montagna”, diretto da Alessandro Zucchetti, e il coro di Montegrillo, “Armonia e Tradizione”, per la direzione di Franco Radicchia, con esecuzioni intervallate da letture nella lingua del Grifo, effettuate dal poeta perugino Nello Cicuti. Poi, alle 21, sono invitati sul palco per un saluto Vanni Capoccia (per la Società operaia di via dei Priori) e Lanfranco Binni, coordinatore delle iniziative per le celebrazioni capitiniane. Il noto francesista ricorda la frase di Capitini “Siate musica, non statue”, il suo concetto di omnicrazia, il dialogo coi defunti, in nome della compresenza e il dono del volumetto capitiniano “Le tecniche della nonviolenza” (1967) la cui prima copia il grande Aldo volle inviare a Joan Baez
(e la seconda a suo padre).

In questo contesto culturale, riferito alla funzione della musica d’autore, viene proposto un concerto, supportato da un video assai interessante con voce narrante di Claudio Raffi e musiche dal vivo Blues Note. Musiche di Jimi Hendrix, Eric Clapton e altri geni del pentagramma. Si fa riferimento all’esperienza dei COS (Centri di azione sociale) appaiata alla richiesta di emancipazione della black music, al concetto di festa, alla compresenza e alle periferie, alla marcia
per la Pace: tappe di un percorso “marciante” nella direzione di nuovi confini di cultura e socialità.

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