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L'INTERVENTO La presidente Marini interviene a Bruxelles: "Non solo Pil, ma anche qualità della vita"

Vi è un crescente dibattito politico su come misurare meglio i progressi sociali: i limiti del prodotto interno lordo ( PIL) come unico indicatore per misurare il benessere sono ampiamente riconosciuti. Nel corso del 2009 il Comitato delle regioni ("CdR)" ha adottato il parere in merito alla comunicazione della Commissione " Non solo PIL", in cui un crescente livello di insoddisfazione per l'uso del PIL come principale indicatore per misurare lo sviluppo economico già fortemente evidenziata.

La necessità di un approccio multi- dimensionale per misurare la qualità della vita è ampiamente accettata nella letteratura ed è stata una caratteristica distintiva di molte opere sul benessere. Ma la questione non è solo tecnica, anzi. La sfida politica generale è  quella di definire un metodo più appropriato e universale di misurare il progresso che comprenda gli aspetti economici , sociali e ambientali, perché per prendere le decisioni giuste è infatti necessario “conoscere" e perché "ciò che misuriamo ha effetti su ciò che facciamo".  

Vi  è  infatti  uno stretto  legame tra misurazione, percezione e azione, le scelte politiche vanno prese con lungimiranza, sulla base di valori sociali ampiamente condivisi. Per questi motivi sono convinta che l’assegnazione dei fondi strutturali, compreso il fondo di coesione nel prossimo periodo 
finanziario pluriannuale, non debba basarsi unicamente sul PIL pro capite. Con questo parere, le regioni europee chiedono appunto di approfondire il dibattito per la definizione di un metodo più appropriato e universale per misurare il progresso che comprenda vari aspetti economici, sociali e ambientali, e che possa essere utilizzato, a complemento del PIL, anche per le future scelte per il prossimo periodo finanziario pluriannuale che attendono l’Unione Europea.

Le regioni europee chiedono alla Commissione Europea che questa discussione approfondita si svolga anche con gli enti locali e regionali, e interessi le finalità future delle politiche dell’Unione in materia di sviluppo territoriale e gli indicatori necessari per misurare punti di forza, criticità; le regioni europee propongono che il funzionamento dei fondi strutturali, compreso il Fondo di coesione, debba aprirsi a misure che contengano questi indicatori a complemento del PIL per il prossimo periodo finanziario pluriennale.

In primo luogo ci tengo a ringraziarvi per gli emendamenti che avete presentato al parere in tutto 28 che  hanno rappresentato un importante contributo all’arricchimento e alla integrazione del contenuto del parere. Coerentemente con ciò ne ho accettati la gran parte (13), rifiutato 1 e proposto 7 Emendamenti del relatore, che in sostanza recepiscono ed armonizzano gli altri 14 emendamenti presentati. Vorrei ora esporvi quelle che sono le questioni principali evidenziate nel parere che ci troviamo oggi a discutere:

? Il dibattito su degli indicatori che completino la misura del benessere assieme al PIL è di natura politica e dovrebbe cominciare dalla definizione di benessere per le generazioni attuali e quelle future e da una definizione partecipativa e democratica degli obiettivi strategici per raggiungerlo; assieme all’individuazione delle politiche più adeguate per conseguire tale benessere;

? a questo proposito ritengo necessario migliorare ulteriormente le attuali metodiche usate per orientare le politiche nell'Unione europea, così da disporre di informazioni più aggiornate, complete e aderenti alla realtà, nonché definire un metodo appropriato e uniforme per integrare gli aspetti economici, sociali e ambientali nell'analisi della situazione;

? mi preme sottolineare  la sfida costituita dal crescente divario territoriale che si registra in Europa e a questo proposito ritengo che il CdR possa partecipare al dibattito promuovendo la posizione degli enti locali e regionali e fornendo un contributo significativo alla definizione di un metodo che garantisca un equilibrio tra informazioni economiche, sociali e ambientali; 

? proponiamo quindi, in vista del prossimo periodo di programmazione (successivo al 2020), che la Commissione avvii il prima possibile una discussione approfondita con gli enti locali e regionali sulle finalità future di tali politiche e sugli indicatori necessari per misurare questo progresso, e invitiamo la Commissione di presentare una roadmap sull’argomento, in linea con il parere che come Comitato delle regioni abbiamo espresso nel 2009;

? riconosciamo i meriti del prodotto interno lordo (PIL) quale indicatore semplice, immediato e lineare che rappresenta quindi un utile strumento per lo stanziamento di risorse, ma ci teniamo a precisare che esso non è una misura accurata della capacità da parte di una società di affrontare questioni come i 
cambiamenti climatici, l'uso efficiente delle risorse, la qualità della vita o l'inclusione sociale, e aggiungiamo che questi aspetti sono di importanza primaria per i cittadini;

? siamo pertanto favorevoli all'utilizzo di metodi complementari al PIL nella misurazione dei progressi verso finalità strategiche comuni, in quanto tali metodi salvaguardano l’importanza del PIL ma tengono conto della realtà à più dimensioni, coprendo aspetti diversi del benessere in campo economico, demografico, sociale, territoriale e ambientale con l'aiuto di un numero limitato di indici e senza definire l'importanza relativa di tali aspetti;

? in questo contesto, riteniamo che la metodica più appropriata per l'elaborazione delle politiche a qualunque livello di governance sia quella che misura il benessere in modo completo, includendo aspetti economici (tra cui produttività, innovazione ed esportazioni), il lavoro (tra cui indicatori relativi all'occupazione e alla qualità dei posti di lavoro), aspetti ambientali (tra cui intensità ed efficienza 
energetica dell'economia, aree naturali protette e biodiversità, quota di energia rinnovabile, emissioni di CO2) e demografici (tra cui indicatori relativi alla situazione demografica e al movimento della popolazione), l'inclusione sociale (tra cui numero di persone a rischio di povertà o esclusione sociale e distribuzione del reddito) e le questioni territoriali (tra cui l'accessibilità e la 
capacità di carico); 

? suggeriamo di orientare la scelta degli indicatori verso quelli che misurino i possibili effetti delle politiche messe in atto, ponendo l’attenzione sulla necessità di avere indicatori pertinenti e significativi, tenendo conto anche delle diverse situazioni regionali e di alcune specificità, come ad esempio nel caso delle regioni ultraperiferiche;

? la realtà economica e sociale evolve velocemente, e per questo proponiamo che tutte le istituzioni dell'UE svolgano, in cooperazione tra loro, un'attività di osservazione delle tendenze evolutive a livello europeo, sulla scia del prezioso lavoro condotto dal Sistema europeo di analisi strategica e politica (ESPAS) e fornendo un sistema di allerta precoce per tutti i livelli di governo riguardo alle 
tendenze economiche, sociali o ambientali di pertinenza europea che potrebbero influenzare le finalità strategiche o richiedere un adattamento delle priorità strategiche;

? ricordiamo che la procedura per definire gli obiettivi della strategia Europa 2020 e selezionare gli indicatori al fine di misurarne i progressi era fortemente improntata a un approccio dall'alto verso il basso, e non teneva conto delle situazioni specifiche a livello locale e regionale. La politica di coesione, al contrario, riconosce la presenza di bisogni e obiettivi differenziati a livello territoriale, in quanto il perseguimento di obiettivi generali a livello dell'UE non dovrebbe limitare le potenzialità di sviluppo di una determinata regione o di un determinato comune basate sulle conoscenze e competenze specifiche di quella realtà territoriale; ed è per questa ragione che, nel contesto della strategia Europa 2020, noi come Comitato delle Regioni chiediamo  degli obiettivi 
regionalizzati; 

? nel manifestare apprezzamento all'attuale politica di coesione, che auspichiamo torni alla sua funzione originaria - quella di ridurre le disparità di sviluppo tra le regioni e di costituire la principale politica di investimento a livello dell'UE -  invitiamo la Commissione europea ad elaborare una strategia sul suo funzionamento per il periodo 2021-2027, mantenendo al livello attuale o  aumentando i finanziamenti ad essa destinati anche per il prossimo periodo di programmazione, nonché a mantenere le modalità di attuazione del finanziamento di tale politica mediante "dotazioni nazionali", nel cui ambito il PIL, opportunamente integrato con altri indicatori, continuerà a svolgere un ruolo imprescindibile per definire il livello di tali dotazioni e il loro utilizzo;

? ricordiamo alla Commissione che la dimensione territoriale dovrebbe essere più opportunamente evidenziata in una strategia Europa 2020 riveduta, soprattutto nel contesto della coesione territoriale, in cui lo sviluppo di indicatori economici, ambientali e sociali pertinenti potrebbe migliorare la qualità delle politiche locali e regionali; tali strategie dovrebbero ricorrere a metodi basati su un approccio pluridimensionale, in cui il PIL o altri indicatori economici sono integrati da misure di aspetti sociali – inclusi quelli demografici -  e territoriali ed ambientali che abbiano ottenuto l'approvazione politica di tutti i livelli di governance; 

? sottolineamo tuttavia che alcuni strumenti dell'UE si basano ancora su una misurazione economica eccessivamente restrittiva. Ciò vale anche per la politica di coesione, i cui finanziamenti sono distribuiti tra Stati membri in base al PIL pro capite e al tasso di disoccupazione; la classificazione delle regioni di livello NUTS 2 in una delle tre categorie di sviluppo che determinano l'assegnazione di 
stanziamenti si basa, per parte sua, solo sul PIL pro capite;

? si evidenzia inoltre che, di conseguenza, le decisioni di ammissibilità non tengono sostanzialmente conto degli aspetti ambientali, sociali e territoriali propri delle regioni europee, mentre la mossa logica da compiere sarebbe quella di basare i futuri strumenti su un metodo più completo e uniforme, facendo più largo uso di indicatori sociali, ambientali e territoriali in grado di mettere in risalto, in particolare, le specificità regionali previste dal Trattato, che devono essere prese in considerazione nel determinare l'ammissibilità delle regioni;

? in quest'ottica, il funzionamento dei fondi strutturali, compreso il Fondo di coesione,  dovrà aprirsi a misure volte a integrare il PIL nel prossimo periodo finanziario pluriennale; Prossimi passi da compiere per rendere possibile una strategia basata non soltanto sul PIL

? la disponibilità a livello regionale di indicatori e di dati aggiornati di frequente è essenziale per accrescere la validità della proposta tecnica e per prendere buone decisioni politiche; questa lacuna statistica pone una sfida di rilievo ai responsabili politici regionali e locali e per l'attuazione multilivello della strategia Europa 2020 e della politica di coesione, e dovrebbe pertanto essere affrontata con urgenza dalla Commissione e da Eurostat;

? si compiace del fatto, che dall'ultimo parere del CdR sul tema Non solo PIL, siano costantemente aumentati i dati disponibili a livello dell'UE, soprattutto quelli locali e regionali, ma deplora che vi siano, tuttora, notevoli lacune; suggerisce pertanto alla Commissione di presentare - il più presto possibile - un'analisi delle lacune, attuali e future, nella messa a disposizione di una serie completa di dati economici, sociali e ambientali, in Europa, che vanno oltre il PIL;

? a questo proposito, deplora in particolare che la regionalizzazione degli indicatori adottati per la strategia Europa 2020 non sia attualmente soddisfacente, in quanto solo alcuni degli indicatori necessari per monitorare gli obiettivi principali di tale strategia a livello regionale (livello NUTS 2 e 3) sono disponibili e, a volte, con considerevole ritardo. Lo stesso dicasi per gli indicatori alternativi che le regioni e le città potrebbero ritenere necessari nei loro territori come requisito essenziale per progredire verso le finalità e gli obiettivi dell'UE. Statistiche regionali aggiornate consentirebbero di elaborare un indicatore sintetico del progresso regionale, come proposto dal CdR;

? chiede alla Commissione europea/Eurostat di fissare un calendario per coinvolgere gli enti locali e regionali nel processo di definizione degli obiettivi (realistici) e fornire le statistiche regionali necessarie per definire, attuare, monitorare e valutare la strategia Europa 2020 rinnovata, stabilendo obiettivi differenziati in funzione del territorio;

? ribadisce che le dimensioni urbana e rurale dovrebbero essere meglio evidenziate in tutta una serie di politiche dell'UE, specialmente nell'ambito della coesione territoriale: in tale settore, infatti, lo sviluppo di indicatori economici, ambientali e sociali pertinenti potrebbe migliorare la qualità delle politiche locali e regionali

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