Revoca del porto d'armi per gioco d'azzardo, ma per il Tar sono più gravi le amicizie con i pregiudicati

Il Tribunale amministrativo accoglie il ricorso del cittadino, ma indica alla Questura su cosa deve indagare

Non potete togliere il permesso di tiro sportivo perché gioca d’azzardo, ma dovete controllare chi frequenta.

Così si è espresso il Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria sul ricorso di un cittadino, assistito dagli avvocati Gian Luca Falcinelli e Chiara Casaglia, contro la revoca del permesso di detenzione e utilizzo di fucile per tiro sportivo.

La Questura aveva negato il rinnovo del permesso “per precedenti di polizia in materia di gioco d’azzardo risalenti ad oltre dieci anni addietro”. Contro questa decisione si era appellato i cittadino: mai abusato delle armi e la sue vita era irreprensibile, tranne quell’episodio relativo al gioco d’azzardo.

Per i giudici amministrativi la violazione “delle disposizioni inerenti le sale da gioco e per gioco d’azzardo” risalgono a dieci anni fa e non sarebbe corretto utilizzarla nella “valutazione relativa all’affidabilità di un soggetto al porto delle armi”, a fronte del giudizio “sulla personalità del soggetto”.

Per questo motivo è stato decido di accogliere il ricorso, ma con alcune considerazioni a margine: si consiglia la Questura di riconsiderare il provvedimento sulla scorta di altri elementi sul tenore di vita del ricorrente: in particolare i due controlli stradali nel corso dei quali l’uomo è stato trovato in auto con “persone gravate da precedenti di polizia per i reati di truffa, detenzione di stupefacenti, porto abusivo di armi e divieto di espatrio”. Ecco, magari la Questura potrebbe puntare su questi elementi per non rinnovare il permesso di tiro sportivo, concludono i giudici.

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