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ESCLUSIVA: Il Progetto Casa&Bottega di Rino Fruttini per il rione di Porta Sant'Angelo

Una nuova fucina per arte e artigianato, per ripristinare la tradizione ma in chiave moderna. Ecco di cosa si tratta

Progetto “Casa&Bottega” di Rino Fruttini: facciamo il punto. Il rione di Porta Sant’Angelo come “enclave polifunzionale ed autarchica”, prototipo per un modello di sviluppo nuovo e antico. Questa, in estrema sintesi, la chiave di un progetto immaginato e proposto alla città da Rino Fruttini, profondo conoscitore della Vetusta, della sua storia civile ed economica, delle sue peculiarità strutturali. Insomma: un Medio Evo che si ripropone in mutate forme, tenendo dritta la barra di una tradizione di cui si auspica un rimodulato “ritorno”.

L’interesse di Fruttini si estende, naturalmente, anche agli altri rioni: “Come si sviluppa il progetto per il rione di Porta Sant’Angelo, così sarà anche per gli altri 4 rioni, tenendo presente che quello di Porta Santa Susanna e Porta Eburnea, per le loro analogie strutturali e logistiche, potranno essere conglobati in un unico progetto”. Quanto al resto: “Per i due rioni del Borgo Bello (Porta San Pietro) e Porta Sole (Porta Pesa-Corso Bersaglieri), c’è molto da imparare da quello che le rispettive Associazioni sono state capaci di realizzare da
qualche anno a questa parte”.

Dopo aver esaminato la storia della città, anche alla luce di aspetti del movimento di merci e persone, Fruttini premette: “Il Centro Storico ha risorse strutturali naturali da implementare, attraverso il concorso di operatori dell’artigianato e del commercio e con residenti, in sintonia di sinergie di funzioni e di scopo”. Ma cosa occorre fare? “Va innescato un progetto formativo per giovani dalle attitudini di manualità e creatività, congeniali ad un artigianato artistico che rievochi le vocazioni settoriali: pelletteria, meccanica, agroalimentare, cosmesi, maglieria, cartotecnica, restauro, liuteria…”.

Ripristinare, secondo il principio ex pluribus unum, “la dinamica di composizione di mestieri e affetti familiari; cosicché l’insediamento divenga non univoco-individualista, ma biunivoco-familistico, con il rifiorire di un’anima artigiana e il recupero di operatività di mestieri in locali destinati a laboratori e rilancio di “lande” del Centro Storico da troppo tempo deserte. Secondo “Il modello dello start up dell’insediamento artigiano”. Se pensiamo, ad esempio, ad un borgo come quello che si estende da Piazza Grimana fino al Cassero di Porta Sant’Angelo, su quali linee portanti si può agire?

“I tempi sono a medio-lungo termine (5-10 anni) il metodo è quello di trovare e selezionare soggetti con un profilo ben definito: i proprietari degli immobili, i giovani potenziali artigiani da formare, gli esperti del marketing da affiancare loro, personaggi idonei allo scopo. Il finanziamento sarà cospicuo, visto che le poste di costo sono:
a) Ristrutturazione e/o restauro conservativo dei locali.
b) Finanziamento dei corsi di formazione
c) Finanziamento del progetto e relativo start up di ogni opificio artigianale.
d) Un numero di titolari di attività artigianali e commerciali innovative che ammonti ad almeno
200 unità.
E i soldi da dove verrebbero? “La fonte dei finanziamenti non potrà che essere il Ministero dello Sviluppo Economico”. Il progetto è stato giocoforza presentato in modo schematico, in obbedienza all’esigenza della sintesi giornalistica: ma c’è di che meditare.

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