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Lunedì, 6 Febbraio 2023
Cronaca Piegaro

Piegaro, inadeguati gli strumenti per la misurazione della polvere di silicio: cancellato l'obbligo del nuovo piano di sicurezza

Il Tribunale amministrativo regionale dell'Umbria dà ragione alla società che gestisce la vetreria e annulla gli atti di Usl e Regione

Lo strumento di misurazione utilizzato per intercettare la quantità di polvere di silicio nell’aria non era ben tarato, quindi l’intero procedimento contro le vetrerie di Piegaro è illegittimo.

È questo il sunto della sentenza del Tribunale amministrativo regionale in relazione al ricorso presentato da Eurorecuperi Srl, difesa dagli avvocati Emanuele Bernardini e Stefano Goretti, contro la Regione Umbria, difesa dall’avvocato Anna Rita Gobbo, e l’Azienda Unità sanitaria locale Umbria 1, non costituita in giudizio, con il quale si chiedeva l’annullamento del decreto della Presidente della Giunta regionale con il quale era stato rigettato un primo ricorso, del verbale di “valutazione dell’esposizione professionale a silice libera cristallina respirabile” del dicembre 2019 e di quello che disponeva l’adozione di misure in materia di igiene e sicurezza del lavoro.

La Eurorecuperi svolge a Piegaro l’attività di recupero e preparazione per il riciclo, in economia circolare, di cascami e rottami di vetro. A novembre del 2018, gli ufficiali di polizia giudiziaria del Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Azienda Usl Umbria 1 avviavano un’indagine finalizzata a rilevare il grado di esposizione dei lavoratori della ricorrente alla silice libera cristallina. Nel corso dell’indagine veniva redatto il documento di valutazione dell’esposizione professionale alla silice libera respirabile del dicembre 2019.

Nel documento si leggeva che “per quanto riguarda il reparto produzione sabbia, in due dei tre campioni è stata rilevata una concentrazione di Silice Libera Cristallina respirabile superiore al limite di rilevabilità dello strumento, seppure inferiore al limite considerato. Tuttavia, facendo riferimento al punto c) della norma Uni EN 689/18 i due valori (11,8 e 23,6 μg/mc) risultano superiori ad 1/10 del VL, per cui non si può affermare che il VL sia rispettato, pertanto sono necessarie più misure” mentre “per quanto riguarda l’addetto alla pala meccanica, nei tre campioni non è stato possibile avere un dato certo, poiché la concentrazione di Silice Libera Cristallina respirabile è risultata essere inferiore al limite di rilevabilità dello strumento che è di 8 μg. È da sottolineare che il limite di rilevabilità è superiore a 1/10 del VL cioè a 5 μg/mc”.

Veniva quindi imposta la definizione di un piano per la manutenzione, ordinaria e straordinaria, degli impianti e per la periodica pulizia degli ambienti e un piano di monitoraggio per il controllo dell’esposizione degli addetti a Silice Libera Cristallina Respirabile.

Il verbale veniva impugnato e respinto dal Presidente della Regione Umbria.

Secondo i giudici dalle misurazioni effettuate dall’Autorità sanitaria sono risultati i seguenti valori: “reparto produzione sabbia: nella prima misurazione è risultato un valore di silice cristallina nella frazione respirabile inferiore a 8 μg/mc; nelle due successive misurazioni sono risultati valori pari a 11,8 μg/mc e a 23,6 μg/mc, ovvero valori inferiori al limite di 0,050 mg/mc (50 μg/mc), ma superiori allo 0,1 (1/10) dello stesso limite; reparto cernita rottame: nelle tre misurazioni effettuate sono risultati valori di silice cristallina nella frazione respirabile sempre inferiori a 8 μg/mc”. Lo stesso rapporto di valutazione, però, precisa che lo strumento utilizzato per i rilievi aveva un limite minimo di rilevabilità pari a 8 μg.

Ora per i giudici “il provvedimento impugnato risulta viziato da sviamento, dal momento che, pur senza interdire del tutto l’attività economica, ne condiziona il suo esercizio, disponendo che la società ricorrente debba definire un piano per la manutenzione ordinaria e straordinaria degli impianti e per la periodica pulizia degli ambienti e un piano di monitoraggio per il controllo dell’esposizione degli addetti a SLC entro tre mesi e poi con cadenza annuale e prevedendo, in caso di inottemperanza”. Disposizioni che “sono state impartite nonostante il riconoscimento, da parte della stessa Amministrazione, della inadeguatezza dello strumento di misurazione utilizzato nei campionamenti”.

Da qui l’accoglimento del ricorso da parte del Tribunale Amministrativo Regionale per l’Umbria e l’annullamento degli atti impugnati.

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