Pietrafitta: "Per noi non è stato un raptus. Era tutto scritto"

Nel giorno della massa in ricordo della giovane vittima, parla la responsabile della compagnia teatrale dove il ragazzo era diventato protagonista e amato da tutti

Omicidio premeditato quello del giovane di 17 anni di Pietrafitta. Se la magistratura del Tribunale di Orvieto ancora studia i rilievi e la confessione del patrigno P.C. di 59 anni, per gli amici e le amiche del ragazzo è senza dubbio un omicidio che non è stato frutto di raptus improvviso.

Lo hanno detto sia ai carabinieri di Città della Pieve che ai microfoni di Perugia Today.it. Maria Cristina Mencaroni è la responsabile dell'associazione teatrale di Pietrafitta dove il minore era protagonista. Inoltre, nonostante la differenza di età, era una delle sue confidenti e persino gli assistenti sociali e della casa famiglia dove era destinato il minorenne si erano rivolti a lei.

Ora Maria Cristina ha il compito gravoso di organizzare il funerale mettendo insieme le donazioni per finanziare l'ultimo addio al suo allievo e amico. Lei, come gli altri, è convinta che l'uomo avesse premeditato da tempo l'omicidio del figliastro. "Molti pensano che sia stato un momento di follia dopo la decisione del giudice di affidare entrambi alla casa famiglia, ma io e chi conosceva il ragazzo sappiamo che non è così".

Lei, scusi, è convinta che ci sia la premeditazione. Perchè?
"Dell'affido anche del figlio naturale ne era ormai straconvinto anche se, senza una ragione, pensava che a gennaio sarebbe ritornato a casa da loro. Quindi questo motivo è da escludere come movente. Da tempo aveva ribadito che meglio in galera che con questo figliastro".
 
Parole sentite dire oppure che le sono state riportate da altre persone?
"Lunedì scorso mi ha chiamato al telefono e mandato anche messaggi non proprio amichevoli, dove mi aveva ribadito di essere sicuro che a gennaio gli avrebbero ridato il figlio. Poi era andato su tutte le furie perchè non voleva permettere alla vittima di portarci in custodia il Pc che tutti insieme gli avevamo regalato e che non poteva portare con sé nella casa famiglia. Lo voleva tenere in casa tanto tra qualche mese lo avrebbe passato al più piccolo. Poi giù insulti nei confronti del ragazzo. Ad altri amici poi ha confermato quello che sarebbe successo purtroppo. Aveva metabolizzato questo affido che per lui tanto era solo questione di pochi mesi".
 
Lei è convinta anche che l'alibi del raptus o del blocco psicologico sia stato costruito nel corso del tempo...
"Diciamo che ha messo le mani avanti da tempo. Più volte ha detto, anche agli assistenti sociali, 'tanto prima o poi per via di lui sbrocco'. E guarda caso ha sbroccato spiegando alle forze dell'ordine di aver fatto 'un grosso errore'".
 
Siete in possesso di sms inviati dalla vittima sia il giorno della morte che nei giorni precedenti che forse possono dimostrare il vero movente alla base della punizione finale....cosa c'è di vero?
"Non è mistero - e mostra il display del telefono con i messaggi - è tutto documentabile e verificabile. Nei giorni prima il ragazzo si era convinto da solo di dover raccontare al giudice un episodio tra lui e il patrigno che va altre le normali violenze e vessazioni. L'uomo non voleva che dicesse la verità. Io stessa avevo detto al ragazzo che proprio lui che era un catechista doveva conoscere meglio di tutto l'importanza e il peso dell'affermare la verità".
 
Senza entrare nel merito, consapevoli che anche la stampa cartacea ha già dato la notizia, ci conferma che negli sms quindi c'è la conferma di questa nuova violenza subita e che sarebbe oggetto di un fascicolo a disposizione della magistratura minorile del Tribunale di Perugia?
"Sì".
 
Senta, ma è vero che non ci sono state mai denunce ufficiali da parte del ragazzo nei confronti del patrigno?
"I carabinieri erano sempre più spesso sotto quell'abitazione, chiamati da vicini dopo grida e pianti. La tragedia era annunciata. Vi posso dire che già a maggio era stato costretto ad andare a dormire fuori casa, ospite di alcuni vicini, per evitare il peggio. Non posso essere a conoscenza di denunce dirette, ma se sono intervenuti gli assistenti sociali e poi la magistratura...".
 
In paese tutti sono indignati per il fatto che dopo la sentenza di affido alla casa famiglia poi è stato lasciato tornare tranquillamente a Pietrafitta proprio con quel patrigno considerato non idoneo a fargli da padre. E' uno stato d'animo che prova anche lei?
"Per me, ma per noi in genere, è un'anomalia che non possiamo ignorare. Se fosse stato preso in custodia subito dalle istituzioni forse si sarebbe sottratto a questa difficile situazione".
 
Mi permetta ma magistrato e servizi sociali hanno applicato le norme standard.
"Noi chiediamo spiegazioni perchè se qualcuno ha sbagliato deve rispondere alla giustizia. Noi vogliamo giustizia per questo povero ragazzo".
 
Ora però è il tempo del dolore...
"Sì. Stiamo raccogliendo le donazioni per preparare il funerale come sarebbe piaciuto a lui. Purtroppo ci aveva parlato in caso di disgrazia come avrebbe voluto il suo ultimo addio".
 

IL FATTO- Un ragazzo di 17 anni, residente a Pietrafitta è morto dopo essere stato colpito dal patrigno con un mattarello di legno. La vicenda ha scosso l'intera cittadina, considerato che il ragazzo era ben inserito in comunità.

L'ARRESTO E LA CONFESSIONE- P.C. patrigno della giovane vittima, nonchè convivente della madre è stato subito fermato ed interrogato dai carabinieri e dagli inquirenti. Dopo la sua confessione e i rilievi del caso l'uomo è stato arrestato con l'accusa di omicidio volontario.

CONTINUANO LE INDAGINI- Proseguono senza sosta gli accertamenti degli inquirenti sull'omicidio di Pietrafitta. Approfondimenti tesi anche a ricostruire le ultime ore di vita del ragazzo e gli spostamenti della madre, che al momento dell'omicidio era fuori casa.

I CITTADINI- Una comunità sconvolta quella di Pietrafitta dopo l'uccisione del giovane 17enne, un ragazzo ben inserito nella quotidianeità del paese. I cittadini vorrebbero costituirsi come parte civile.

LA SOLIDARIETA' DELL'ARCIVESCOVO- Monsignor Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve si stringe intorno alla comunità di Pietrafitta, dopo l'uccisione del ragazzo 17enne e la confessione del patrigno, convivente della madre.

IL PROFILO DEL PATRIGNO- La figura dell'uomo arrestato per l'omicidio volontario del 17enne, raccontata da vicini di casa e conoscenti di quella famiglia di Pietrafitta in profonda difficoltà.

LE VOCI DI AMICI E CONOSCENTI- Il ritratto della giovane vittima di 17 anni, fatto da amici e conoscenti, grazie alle dichiarazioni raccolte dalla nostra redazione sulle tante persone accorse davanti la villetta della tragedia.

I PROBLEMI IN FAMIGLIA- Dalle indiscrezioni raccolte dalla redazione di Perugia Today a Pietrafitta sembrerebbe che la vittima, un 17enne di origini rumene, avrebbe lasciato la casa dove viveva con la madre per trasferirsi in una casa famiglia proprio nel pomeriggio di venerdì, poco prima della tragedia.

IL RICORDO DEL SACERDOTE- Con il passare delle ore, la notizia si è diffusa in paese e tra le voci raccolte dai giornalisti, anche quella del sacerdote, Don Fabrizio che ricorda la vittima come un ragazzo "dolce e sensibile Ragazzo 17enne ucciso di botte a Pietrafitta:dichiarazioni sacerdote
pur con le difficoltà legate ai problemi in famiglia, ma non introverso. Sono spiazzato"; ha commentato il sacerdote, che subito dopo il dramma, ha raggiunto l'abitazione
dove è avvenuta la tragedia.

LE PAROLE DEL SINDACO DI PIEGARO- Anche il sindaco di Piegaro, Andrea Caporali, raggiunto dalla nostra redazione ha voluto dire la sua sul grave fatto di cronaca che sta riguardando la sua città. Il primo cittadino afferma che la famiglia era seguita dagli assistenti sociali del comune, che proprio in questo periodo stavano valutando l'ipotesi di dare in affidamento temporaneo i due minori presenti nell'abitazione.

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