Inquinamento nella Valnestore: l'Enel chiede la messa alla prova, ma deve bonificare i terreni

I comitati di cittadini chiedono nuove indagini e si costituiscono parte civile, ma un impedimento del giudice fa rinviare tutto a febbraio

Due dirigenti apicali di Enel chiedono la messa alla prova (quello strumento che consente di evitare il processo e tornare in possesso della patente dopo una sanzione per ubriachezza alla guida) condizionata alla bonifica dei terreni attorno alla centrale di Pietrafitta e al risarcimento del danno.

Il giudice per le indagini preliminari chiamato a decidere sulla vicenda, però, era assente e l’udienza è stata aggiornata al 21 febbraio prossimo. Si parla di trecentomila tonnellate di cenere, frutto delle lavorazioni della centrale di Pietrafitta, interrati nel corso di decenni che avrebbero prodotto fenomeni di inquinamento e malattie nelle persone che vivono in quel tratto della Valnestore, almeno secondo il comitato di residenti. Per la Procura di Perugia, invece, non sarebbe avvenuto nulla, tanto che è stata chiesta l’archiviazione per l’indagine sul presunto inquinamento nella Valnestore e le accuse di omicidio colposo e lesioni gravissime.

Gli avvocati del comitato e delle associazioni ambientaliste, Valter Biscotti, Marcello Volpi e Valeria Passeri, hanno annunciato l’opposizione alla richiesta di archiviazione e l’intenzione di chiedere un supplemento di indagini, contestando le relazioni di Usl e Arpa che negano la relazione tra inquinamento e insorgenza delle malattie. Secondo i legali è necessario che perizie e analisi vengano svolte da un ente terzo e che le malattie verificate non siano riconducibili, esclusivamente, alla dieta scorretta delle persone e dal fatto che buona parte fossero fumatori. Nel frattempo hanno anche deciso di costituirsi parte civile nel procedimento che vede l’Enel avanzare la richiesta di messa alla prova per i due dirigenti.

Sono 236 le persone che compaiono nei documenti dell’inchiesta come persone offese, malati e parenti di persone morte per patologie tumorali tra il 1992 e il 2017. Rimane aperto, invece, il fascicolo relativo al mancato smaltimento degli olii esausti dei macchinari di miniera e per l’omessa bonifica.

L’interramento delle ceneri è provato, secondo i legali dei comitati, così come i sequestri e le analisi dei pozzi con l’acqua che presentava particelle di arsenico. Non si hanno notizie delle relazioni delle due commissioni di inchiesta regionale e nazionale.

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