Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cronaca Piegaro

Ceneri e rifiuti interrati a Pietrafitta, per il giudice non c'è legame tra inquinamento e malattie

Archiviato il procedimento contro Enel. Restano in piedi i due fascicoli per omessa bonifica e per il mancato smlatimento degli olii dei macchinari

Non luogo a procedere per il presunto reato di inquinamento della valle di Pietrafitta ad opera dell’Enel. È la decisione a cui è giunta il giudice per le indagini preliminari Natalia Giubilei, stabilendo che non vi è possibilità di stabilire il nesso di causalità, cioè il collegamento, tra patologie insorte e decessi avvenuti nell’area, con il deposito di materiali inquinanti.

I legali di parte civile, gli avvocati Valter Biscotti, Marcello Volpi e Valeria Passeri, come i cittadini costituiti in comitato, si erano opposti alla richiesta di archiviazione e chiesto un supplemento di indagini, contestando le relazioni di Usl e Arpa che negavano la relazione tra inquinamento e insorgenza delle malattie. Secondo i legali era necessario far svolgere da un ente terzo le perizie sulle persone decedute o che presentavano patologie gravi.

Il giudice ha stabilito anche che non vi è prova di inquinamento profondo, tale da avere ripercussioni sul territorio. E anche per quanto riguarda l’indagine sull’insorgenza delle malattie, i dati rimangono nella media della regione.

Resta ancora in piedi il troncone relativo al mancato smaltimento degli olii esausti dei macchinari di miniera e per l’omessa bonifica. Si parla dell’omessa bonifica di trecentomila tonnellate di cenere, frutto delle lavorazioni della centrale di Pietrafitta, interrati nel corso di decenni che avrebbero prodotto fenomeni di inquinamento e malattie nelle persone che vivono in quel tratto della Valnestore, almeno secondo il comitato di residenti.

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