menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Ceneri e rifiuti interrati a Pietrafitta, per il giudice non c'è legame tra inquinamento e malattie

Archiviato il procedimento contro Enel. Restano in piedi i due fascicoli per omessa bonifica e per il mancato smlatimento degli olii dei macchinari

Non luogo a procedere per il presunto reato di inquinamento della valle di Pietrafitta ad opera dell’Enel. È la decisione a cui è giunta il giudice per le indagini preliminari Natalia Giubilei, stabilendo che non vi è possibilità di stabilire il nesso di causalità, cioè il collegamento, tra patologie insorte e decessi avvenuti nell’area, con il deposito di materiali inquinanti.

I legali di parte civile, gli avvocati Valter Biscotti, Marcello Volpi e Valeria Passeri, come i cittadini costituiti in comitato, si erano opposti alla richiesta di archiviazione e chiesto un supplemento di indagini, contestando le relazioni di Usl e Arpa che negavano la relazione tra inquinamento e insorgenza delle malattie. Secondo i legali era necessario far svolgere da un ente terzo le perizie sulle persone decedute o che presentavano patologie gravi.

Il giudice ha stabilito anche che non vi è prova di inquinamento profondo, tale da avere ripercussioni sul territorio. E anche per quanto riguarda l’indagine sull’insorgenza delle malattie, i dati rimangono nella media della regione.

Resta ancora in piedi il troncone relativo al mancato smaltimento degli olii esausti dei macchinari di miniera e per l’omessa bonifica. Si parla dell’omessa bonifica di trecentomila tonnellate di cenere, frutto delle lavorazioni della centrale di Pietrafitta, interrati nel corso di decenni che avrebbero prodotto fenomeni di inquinamento e malattie nelle persone che vivono in quel tratto della Valnestore, almeno secondo il comitato di residenti.

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

PerugiaToday è in caricamento