E' uno degli ultimi superstiti dei campi di sterminio: "Cari ragazzi vi racconto la mia storia"

Le classi V delle elementari e le III medie dell’Istituto Bonfigli di Corciano hanno vissuto l’incontro con Piero Terracina, uno dei pochi sopravvissuti ad Auschwitz ancora in vita, come ‘un dono’

Occhi lucidi, il fiato corto, il naso che cola, le gambe che si accavallano e non riescono a stare ferme ed un silenzio quasi religioso. Le classi V delle elementari e le III medie dell’Istituto Bonfigli di Corciano hanno vissuto l’incontro con Piero Terracina, uno dei pochi sopravvissuti ad Auschwitz ancora in vita, come ‘un dono’. 

Di considerarlo tale, glielo avevano anticipato gli insegnanti, nel prepararli, a scuola, ad interloquire con lui e, dal palco del teatro Arca di Ellera, il Dirigente Scolastico Daniele Gambacorta, lo stesso moderatore, l'editore Jean Luc Bertoni, la senatrice Nadia Ginetti, i rappresentanti dell’Amministrazione Comunale, la consigliera di pari opportunità Emanuela Boccio e l’assessore ai servizi scolastici Franco Baldelli. 

La Memoria si è materializzata, resa viva dalla voce grave di un vecchio signore, a tratti duro e orgoglioso, a tratti sopraffatto dalla durezza delle sue stesse parole, ma mai vinto. “La Memoria – ha detto Terracina – non è il ricordo che si esaurisce con la fine della persona; la Memoria è un filo che, dal passato, passa per il presente e va verso il futuro. Per questo occorre essere vigili e ripetere ‘no’ all’indifferenza”. 

Un consiglio ben interiorizzato dai ragazzi e riproposto nelle domande, tanto intense e profonde da inorgoglire i genitori presenti, la maggior parte dei quali ha percepito, netta, la sensazione che queste generazioni siano destinate a salvarsi da un’attualità, spesso, destabilizzante. C’è stato chi ha chiesto se un periodo tanto drammatico avesse reso incurabile la paura, oppure se, al rientro nella cosiddetta normalità, qualunque rumore avesse rimandato alla quotidianità del campo di sterminio, oppure se, in un contesto simile, l’essere bambino avesse significato essere un’anima persa. Diretto, pur senza indugiare sugli aspetti più cruenti, Terracina ha toccato le corde dell'anima, trasferendo la cifra di un orrore senza fine, a partire dalla negazione dei piccoli gesti, scontati, naturali, ovvi, fino a ribadire l’eternità e la necessità della solidarietà e dell’amicizia. Valori autentici, i soli capaci di curare le sue ferite, quando al rientro a Roma si trovò completamente solo, privato dell’intera famiglia. 

“Tutti abbiamo diritto al rispetto, alla solidarietà, alla dignità ed alla libertà – ha rimarcato rivolto alla platea. I campi di sterminio sono stati creati perché questi valori sono venuti a mancare; solo con l’impegno di tutti – ha ammonito i ragazzi - la civiltà può vincere sulla barbarie. Anche in quegli anni di morte c’è stato chi ha saputo dimostrarlo, a rischio della sua stessa vita, perché chi salva una vita, salva il mondo intero”.  

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A commento del pomeriggio, concluso con la consegna all’ospite di omaggi preparati dai ragazzi, dalle Associazioni, in primis la sezione della CRI di Corciano, dal Comune, l’assessore Baldelli ha ribadito “abbiamo concluso la prima parte di un progetto sostenuto dall'Amministrazione che coinvolge i ragazzi delle III medie e V elementare del Bonfigli”. “In quest'ultimo mese e mezzo – ha spiegato - i ragazzi hanno effettuato un percorso di avvicinamento ed approfondimento di uno dei periodi più bui della storia, attraverso la lettura di libri e scritti che ‘recuperano’ la storia di Terracina. Ora proseguiranno questo ‘viaggio nell'umanità’ realizzando una pubblicazione che resterà a disposizione delle future generazioni di Corciano per le quali potrebbe non essere più possibile incontrare Piero. Insieme al libro, in cui verranno trasferite le domande, le sensazioni, le lacrime e le cose dette, verrà allegato un Dvd che conterrà la registrazione dell'incontro, così che la narrazione prosegua anche negli anni a venire”.

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