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Piccolo Carro, M5s all'attacco del Comune: "Sapevano tutto dal 2015"

Per questo, dice la portavoce pentastellata, “abbiamo depositato una interrogazione urgente alla quale attendiamo una risposta esaustiva e credibile”

“I fatti erano noti quanto meno dal luglio del 2015”. Per questo, “la diffida inviata dal Comune di Perugia al Piccolo Carro del 28 settembre, oltre che essere tardiva, è anche inadeguata”. Parole del consigliere comunale del Movimento 5Stelle Cristina Rosetti, che attacca a testa bassa: “Sarebbe stato più idoneo, anziché diffidare la Cooperativa “ad assumere un’organizzazione confacente ai requisiti minimi” previsti dalla regolamentazione regionale, “escludendo pertanto qualsiasi intervento terapeutico-sanitario”,  procedere quanto meno alla sospensione dell’attività”. Insomma, la questione della cooperativa Piccolo Carro, su cui la Procura di Perugia indaga per frode in pubblica fornitura e truffa ai danni degli enti, si arricchisce di un nuovo capitolo. Questo, per la precisione: “Gli organi di controllo non hanno fatto il loro dovere e questo lo sosterremo con forza in tutte le sedi”.
 

La Rosetti non molla l'osso. Qualcosa non torna, al consigliere del M5s in Comune a Perugia: “Delle due l’una: o questa struttura era autorizzata a fare attività terapeutico-riabilitativa e sanitaria o non lo era. E, ora, sembra con il senno di poi, gli organi regionali e comunali sostengono che non lo sia. Ma allora a cosa serviva la nota regionale del maggio 2013 a firma dell’allora dirigente del Servizio famiglia, adolescenza e giovani, in cui si attesta che il “Piccolo Carro …è stato inserito nel Gruppo di lavoro n. 3 promosso dalla Regione Umbria, in quanto soggetto titolare e gestore di comunità educativa a valenza terapeutica – a carattere residenziale e semiresidenziale per minori – al fine di individuare i profili di qualità dei servizi sociali e socio-sanitari per la definizione del percorso di accreditamento”? Come mai la nota viene rinvenuta nella sezione trasparenza di un altro ente regionale, allegato all’autorizzazione comunale del 2008 adottata dal Comune di Bettona relativamente alla struttura “La Ghianda” e si ritrova agli atti del Comune di Perugia?”.

La risposta-domanda della Rosetti sembra un quesito retorico: “Forse ad avvalorare una sorta di “consenso tacito” delle autorità competenti allo svolgimento di attività a valenza terapeutica non contemplate dall’autorizzazione comunale e non disciplinate dalla legge regionale, proprio in attesa di colmare il vuoto normativo? Tutti gli interrogativi dovranno avere una risposta”.

Per questo, dice la portavoce pentastellata, “abbiamo depositato una interrogazione urgente alla quale attendiamo una risposta esaustiva e credibile”. E ancora: “Il sindaco Romizi dovrà dare delle risposte chiare ai cittadini di Perugia, sul perché a giugno di quest’anno, quando la vicenda era ben nota a tutti, quando gli uffici comunali stavano da mesi contestando quelle irregolarità che hanno poi portato alla diffida di questi giorni, si recava in visita presso le strutture di Ripa, come se nulla fosse. E ci piace ricordare all’Assessore Cicchi che quando il M5S già oltre un anno fa aveva posto alla sua attenzione l’esistenza di realtà che accolgono adulti e minori con difficoltà e problematiche anche di tipo sanitario, senza essere in alcun modo autorizzate né regolamentate, ci siamo sentiti rispondere che era tutto a posto”. Domande e indagini. Indagini e domande.

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