Cronaca

Picchia le figlie con la cinghia e le costringe a guardare mentre fa sesso: padre davanti al giudice

Per la Procura di Perugia ci si troverebbe di fronte a episodi di "violenza del tutto fuori controllo". Il Tribunale per i minorenni ha revocato la capacità genitoriale

Picchia le figlie con la cinghia e le costringe a guardare quando ha rapporti sessuali con la moglie, vittima a sua volta di violenze fisiche e psichiche.

Un uomo, difeso dall’avvocato Daniele Federici, è accusato di maltrattamenti in famiglia perché nel corso degli anni avrebbe maltrattato e picchiato “con brutalità la moglie nonché le figlie minori, una sofferente di un disturbo mentale di media gravità”, tanto da essere seguita dai servizi sociali e scolastici. Secondo la Procura di Perugia l’uomo, in almeno due occasioni, avrebbe utilizzato “una cinghia” per malmenare le figlie, fatte bersagli anche del “lancio di oggetti pesanti, atti ad arrecare alle stesse lividi visibili sul corpo”.

Nel capo d’imputazione è riportato anche l’obbligo imposto dall’uomo alla ragazzine di “assistere ripetutamente a rapporti sessuali” e le continue minacce e offese verbali: “Tu e la tua mamma dovete finire nella stessa bara”, oppure “vi tolgo il cognome” e “chiamo i Carabinieri se vi rifiutate di vedermi” quando ormai era in atto la separazione e le figlie non volevano più stare con il padre.

Per la Procura di Perugia i comportamenti dell’uomo avrebbero alimentato “una dinamica familiare fondata su esternazioni di violenza del tutto fuori controllo, cagionando alla moglie e alle figlie gravissimi pregiudizi e sofferenze e andando, in particolar modo, ad agire con sommo detrimento, consistente in disturbi d’ansia e riduzione quasi integrale della socialità, nei confronti di entrambe le minori, cresciute in un clima di reiterata violenza e costante paura”.

Le aggressioni e i maltrattamenti avrebbero portato alla separazione di fatto della coppia, non sarebbero cessati in quanto l’imputato si sarebbe reso “protagonista, con sommo sprezzo per la procedura in atto, delle seguenti condotte: si recava presso la scuola della seconda figlia, offrendosi di riaccompagnarla a casa, salvo in seguito schernirla, minacciarla e deriderla in presenza delle amiche poiché questa preferiva rientrare con l’autobus, non volendo salire sulla macchina del padre”.

In un’altra occasione “si presentava dinnanzi al domicilio della moglie e delle figlie e chiamava le forze dell’ordine perché la figlia si rifiutava di vederlo, salvo desistere stante la volontà della figlia, la polizia operante gli intimava di allontanarsi”.

Avrebbe anche impedito “alle figlie e alla moglie di recarsi” all’estero “per il matrimonio di un parente, costringendo il giudice tutelare a intervenire, previo ricorso della moglie e provvedere ad autorizzare il viaggio”.

Dalla separazione di fatto fino al mese di settembre del 2020, infine, avrebbe inviato “alla figlia un numero elevatissimo di messaggi e chiamate dal tenore chiaramente ossessivo nel tentativo di forzare la figlia a incontrarlo”.

Condotte che avevano portato alla sospensione della responsabilità genitoriale ad ottobre del 2020 con divieto di contatti personali, telefonici o telematici con le figlie.

L’imputato, un uomo di 47 anni, deve rispondere di queste accusa davanti al giudice per l’udienza preliminare dopo che la Procura ha chiesto il giudizio per questi fatti.

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