Picchia la figlia con il telecomando perché non fa silenzio e poi colpisce la moglie con una padella

L'uomo è accusato di aver abusato “dei mezzi di disciplina” nei confronti della figlia colpendola con il telecomando e “cagionandole un trauma alla regione periorbitale e zigomatica destra, con prognosi di 15 giorni salvo complicazioni”

Il telecomando come simbolo di potere. Un padre, però, si è fatto prendere la mano e lo ha utilizzato come mezzo correttivo nei confronti della figlia minorenne. È questa l’accusa che la procura perugina muove ad un uomo di 60 anni, difeso dall’avvocato Giuseppe De Lio, perché “facendo uso di un telecomando da televisore e utilizzandolo a mo’ di manganello, ovvero scagliandoglielo addosso” avrebbe ferito la piccola.

L’uomo è accusato di aver abusato “dei mezzi di disciplina” nei confronti della figlia colpendola con il telecomando e “cagionandole un trauma alla regione periorbitale e zigomatica destra, con prognosi di 15 giorni salvo complicazioni”. Accuse che riguardano anche i comportamenti tesi a sottoporre la compagna e la bambina “a continue vessazioni tali da mortificarle, con condotte che consistevano in: violente percosse a danno della compagna, dovute alla ritenuta incapacità della donna a far cessare i pianti della figlia” e in quanto “ritenuta incapace di contenere il rumore fatto dalla bambina nell’atto di giocare (lanciandole addosso il passeggino); lanci di svariati oggetti addosso alla donna; utilizzo di forza fisica a fini di sottomissione della donna, con episodi in cui” l’uomo “la metteva a terra e, sovrastandola, la afferrava per la gola sino al punto di provocarne lo svenimento; percosse ai danni della donna anche con l’uso di utensili da cucina (padelle)”. Oltre all’uso di un linguaggio pieno di disprezzo l’uomo avrebbe anche utilizzato un fucile per minacciare la donna “qualora non avesse fatto ritorno” a casa dopo una visita ai genitori e di “ritorsioni” se avesse raccontato qualcosa alla polizia.

“Non ho mai malmenato né minacciato nessuno della mia famiglia, il graffio al viso di mia figlia è stato causato sì da me, ma in modo fortuito, con il telecomando. Il fucile che ho in casa è scarico e non ho le munizioni. Le denunce che ha fatto la mia compagna sono false. Io fino a quando ho lavorato non ho fatto mancare nulla alla mia famiglia” si difende l’uomo.

A suo carico era stato anche emessa una misura cautelare che ne disponeva l’obbligo di tenersi lontano dai luoghi frequentati dalla donna e dalla bambina.

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