Cronaca

Università e mondo della cultura in lutto, addio Oretta Guidi: il ricordo dell'Inviato Cittadino

Era docente dell'Università per Stranieri, italianista di lungo corso e amante della letteratura

Oretta Guidi (prima a destra) con Sandro Allegrini e il poeta Francesco Curto

Ci ha lasciato Oretta Guidi, italianista di vaglia, persona di rara gentilezza e sensibilità. Avevamo avuto modo di apprezzarne la vasta cultura umanistica in occasione di interventi in convegni e operazioni editoriali. Eravamo legati da interessi focalizzati sulla poesia del Novecento. In particolare intorno alla figura di Francesco Curto, uno degli esponenti di rilievo del panorama poetico perugino-calabrese e nazionale. A Curto Oretta aveva dedicato un libro “Irregolari Novecenteschi” in cui lo affiancava ad autori come Bontempelli, Savinio, Landolfi, Penna.

Attiva e sentita anche la sua partecipazione ad antologie della critica da me curate e segnatamente dedicate alla pagina di Curto. Oretta compare infatti in “Giudizi e testimonianze sulla pagina di Francesco Curto”. Oretta era docente della Stranieri, facente parte del qualificato Dipartimento di Culture Comparate, diretto dall’amico Norberto Cacciaglia, studioso (fra l’altro) di Penna e di Manzoni. L’ultimo comune impegno ci vide affiancati nel 2020, in occasione dei festeggiamenti per il mezzo secolo di poesia di Curto. Al collegio femminile Adisu di corso Garibaldi parlammo del lavoro di Luigi Maria Reale che si era speso dedicando a Curto un duplice impegno: una completa bibliografia e l’antologia opera omnia (“Poesie 1968-2018”). Entrambe le pubblicazioni per la collana “Bibliotheca Umbra”, da lui inventata e diretta. L’evento era organizzato da Giampaolo Marras per l’Associazione Amici Adisu.

Erano della partita, l’amico Gian Franco Bogliari e Mustapha El Azzab, presidente e fondatore dell’Organizzazione internazionale della Società marocchina in Italia. Oretta – già colpita dal male – tenne una relazione rigorosa e coerente, in linea col suo livello alto di competenza, ma anche col suo carattere aperto e dolcissimo. Una “humanitas” a tutto tondo, non solo educata a “bonae artes”, ma intrisa di feconda appartenenza alla stirpe di chi sa coniugare sapienza e affetti.

Anche il successivo momento di conviviale socialità ci vide gioviali e sereni. Anche se intimamente consapevoli del fatto che un destino doloroso ci avrebbe presto privato della sua presenza. Una assenza, che ci vede oggi rimpiangerne le doti di amicizia, cultura e calda umanità. Ciao, Oretta, ci manchi tanto.
 

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