Cronaca

Se lo spacciatore ha pochi clienti... la pena deve essere più leggera. La Cassazione annulla la vecchia sentenza

Secondo i giudici di ultima istanza lo spacciatore non avrebbe avuto “una platea indifferenziata di acquirenti” e gli episodi contestati sono relativamente pochi

Aveva solo cinque clienti e viveva in condizioni disagiate, la Cassazione annulla la sentenza di condanna e rinvia alla Corte d’appello per una nuova quantificazione.

Un perugino di 48 anni ha presentato ricorso per Cassazione contro la condanna a 3 anni e mezzo per spaccio di modesti quantitativi di cocaina ed eroina. Secondo l’imputato, il giudice di primo grado e d’appello non avrebbe considerato “le condizioni disagiate del ricorrente”, senza tenere conto “del dato qualitativo e quantitativo e delle modalità della cessione”.

Secondo il ricorso l’uomo non solo non avrebbe avuto “una platea indifferenziata di acquirenti”, ma anche la quantità e la qualità della sostanza venduta sarebbero state di poco conto. I giudici non hanno considerato, quindi, “l’ipotesi della lieve entità” e dello “svolgimento di attività di spaccio in modo continuativo e non occasionale”.

Secondo le recenti interpretazioni, infatti, il piccolo spaccio è caratterizzato da “una complessiva minore portata dell'attività dello spacciatore e dei suoi eventuali complici, con una ridotta circolazione di merce e di denaro nonché di guadagni limitati e che ricomprende anche la detenzione di una provvista per la vendita che, comunque, non sia superiore - tenendo conto del valore e della tipologia della sostanza stupefacente - a dosi conteggiate a decine”.

I giudici di Cassazione hanno ritenuto che nel caso di specie “a fronte di una contestazione, articolata in cinque capi di imputazione, ciascuno riferito ad attività continuativa di vendita di quantitativi modesti a soggetto determinato, la Corte ha dato conto del fatto che i quantitativi non erano rilevanti e che non ricorreva un particolare apparato organizzativo”.

Per i giudici di ultima istanza “del tutto assertiva risulta l’affermazione che il ricorrente si rivolgesse ad una platea indifferenziata di acquirenti, al di là dei cinque concretamente individuati. In concreto, deve dunque escludersi che la Corte abbia proceduto ad un vaglio della fattispecie” contestata dello spaccio organizzato.

Dagli elementi processuali emerge una scarsa “capacità di azione del ricorrente nel mercato di riferimento, prendendo in considerazione la droga movimentata in un determinato lasso di tempo, il numero di assuntori riforniti, la rete organizzativa e/o le peculiari modalità adottate per porre in essere le condotte illecite al riparo da controlli e azioni repressive delle forze dell'ordine”.

Ne consegue “l’annullamento della sentenza impugnata con rinvio per nuovo giudizio alla Corte di appello di Perugia”.

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