Cronaca

"Se non fai sesso con me puoi dormire sul divano": marito violento sotto processo

L'uomo è accusato anche di ingiurie e minacce di morte, di aver proibito alla donna di guidare e tentato di farle lasciare il lavoro. La sera del compleanno, festeggiato con della amiche, l'avrebbe fatta dormire in auto

Venti anni di sofferenze, umiliazioni e minacce. È quanto ha denunciato una donna e che ha portato in tribunale il marito con l’accusa di maltrattamenti in famiglia, avvenuti davanti ai figli, attraverso “continui e abituali atti di violenza fisica, morale e psicologica che avvilivano la sua dignità personale”.

Secondo la Procura di Perugia l’uomo avrebbe ingiuriato la donna, quasi quotidianamente, dicendole “tr...” o “put...”.

Una notte, quando la donna era incinta, l’avrebbe svegliata con un calcio e poi insultata.

In più occasioni le avrebbe vietato di prendere l’auto per recarsi al lavoro costringendola a fare diversi chilometri a piedi. Avrebbe anche ostacolato il suo lavoro di interprete per la Questura di Firenze, impedendole di comperare un’auto nuova e cercando di indurla a rinunciare al lavoro. Visto che non ci riusciva le avrebbe squarciato lo pneumatico anteriore destro della vettura.

Diverse volte, nel corso di un litigio, l’avrebbe a prendeva per il collo, tentando di strangolarla.

Per anni, durante un attacco di gelosia, avrebbe messo i vestiti della moglie in sacchi di plastica per poi lasciarli in giardino.

In occasione del compleanno della donna, che stava festeggiando in un locale con delle amiche, avrebbe mandato un conoscente per controllarla e al suo ritorno a casa, davanti a un’amica, l’avrebbe insultata, impedendoli di rientrare in casa, facendola dormire in auto.

Una volta, alla presenza dei figli, vedendola rincasare tardi, l’avrebbe schiaffeggiata e insultata.

Visto il rifiuto della moglie di avere un rapporto sessuale, l’avrebbe presa a calci, facendola cadere dal letto e dicendole che se non si fosse concessa avrebbe dovuto dormire sul divano.

Negli ultimi mesi della loro convivenza, inoltre, nel corso di una discussione l’imputato avrebbe minacciato di morte la donna, dicendole che era fortunata, perché se non ci fossero stati i bambini, l’avrebbe già uccisa. Mentre un’altra volta, dopo averla insultata e averle sputato addosso, l’avrebbe afferrata per il collo, tentando di strangolarla.

Durante una discussione in un’area di servizio l’uomo avrebbe colpito la moglie con lo sportello del furgone, provocandole una lesione alla spalla sinistra.

Al figlio maggiore, infine, avrebbe detto che se la madre non avesse ritirato la denuncia, l’avrebbe uccisa.

I fatti contestati sarebbero avvenuti in provincia di Perugia dal 2001 al 2021. La donna si è costituita parte civile tramite l’avvocato Maria Cristina Ciace.

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