Arconi, parla Tomaso Montanari: "C’è un grande partito trasversale, quello del cemento"

Continua il nostro viaggio tra chi è contrario o favorevole al progetto di riqualificazione degli arconi in centro storico

Continua il nostro viaggio tra chi è contrario o favorevole al progetto di riqualificazione degli arconi in centro storico.

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Arconi, c’è un grande partito trasversale agli orientamenti e alle ideologie… si tratta del “partitone del cemento”. Così lo definisce Tomaso Montanari che parla di “Arconi stuprati” in un’intera pagina de “Il Fatto quotidiano”. Una presa di posizione netta, inequivocabile, che stigmatizza “lo scempio firmato dalla giunta di destra (Forza Italia e soci), ma finanziato dalla Regione” (anche se sarebbe stato opportuno spiegare attraverso quali canali… europei). La premessa è assertiva: “Non è vero che la modernità debba crescere a spese della storia, mangiandola e distruggendola”.

Montanari è informatissimo: ci risulta che quel dossier completo gli sia stato fornito da appartenenti al Comitato che si è battuto per ostacolare quel progetto. Il giudizio è inequivocabile: “Paradossale cancellazione di un bene culturale in nome della cultura”, ossia per realizzare una biblioteca di cui, francamente, non si sente il bisogno. Difficile dargli torto, vista la bassissima frequentazione di quei luoghi che rischiano di divenire cimiteri di elefanti, perché superati da strumenti di gran lunga più rapidi. Le biblioteche saranno, progressivamente e sempre più, luoghi frequentati da figure ad alta specializzazione, e questa è communis opinio consolidata.

Questione – dice Montanari – anche di senso estetico: “Il vuoto degli Arconi siamo incapaci di leggerlo, di apprezzarlo, di amarlo: come una musica che non riusciamo più sentire”. “Manca – dice Montanari – una visione complessiva da parte di chi è chiamato a decidere le sorti dello spazio urbano nel lungo periodo”.

Allora, tutto deve restare fermo? “No – commenta Montanari – non significa che oggi non si possa, o non si debba, proseguire nella strada dell’innovazione. Ma mettere le mani su un tale coacervo di monumentalità comporta ineludibili cautele che non è in alcun modo possibile disattendere”. 

Conclude: “Peccato che l’amministrazione comunale abbia fatto l’esatto contrario”. Di più: senza tenere in alcun conto autorevoli pareri di storici, urbanisti, comuni cittadini, fieramente contrari al progetto, in maniera trasversale alle categorie di appartenenza e alle posizioni ideologiche di riferimento. Tomaso Montanari conclude riassumendo l’operazione con la frase: “Uno strazio storico ed estetico, oltre che un azzardo grave in terra sismica”. Intanto i lavori vanno avanti a testa bassa. Alla barba del criterio di reversibilità: uno dei pilastri che presiedono a questo genere di interventi.

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