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Quando i perugini presero a sassate la Fontana per vendicarsi del Papa

I perugini, stanchi delle sopraffazioni del potere papalino, si misero a tirar sassi, in segno di disprezzo, contro la statua di Roma e la formella dei suoi fondatori

Quando i perugini presero a sassate la loro Fontana e ne ridussero a mal partito la statua che rappresentava Roma e le formelle con Romolo e Remo. Non è leggenda, ma fatto documentato. Da cosa? Da quella statuina e quelle formelle irriconoscibili, quasi illeggibili, conservate ed esposte in Galleria Nazionale. Questa la storia. I perugini, stanchi delle sopraffazioni del potere papalino, si misero a tirar sassi, in segno di disprezzo, contro la statua di Roma e la formella dei suoi fondatori. 

Le colpirono ripetutamente, tanto da ridurle a mal partito e renderle illeggibili. È per questo che, durante il restauro del 1948-49, furono sostituite con altre, nuove di zecca. Lo si può facilmente arguire guardando la Fontana e osservando che il materiale è diverso. Le raffigurazioni in parola (quelle rifatte ex novo) sono perfette, diversamente dalle altre, un po’ malandate, nonostante i restauri.

Da notare che sia la statua che la formella incriminata stavano sul lato del vescovado. La statua di Roma, incoronata e assisa in trono, stringe sulla sinistra una palma. Sulla formella è rappresentata la lupa che allatta i gemelli e, a destra, la madre Rea Silvia. La sacerdotessa ha in mano una gabbia o cesta con cui – secondo Vermiglioli – la vestale avrebbe dovuto portare acqua, per provare la propria innocenza (com’è noto, le Vestali esercitavano la prostituzione rituale a favore del tempio, e questo costituiva non un piacere, ma l’adempimento di un sacro dovere).

Ma osserviamo i reperti al terzo piano del palazzo dei Priori. La statuetta di Roma ha perduto il volto e la mano destra. La superficie è sfarinata per i colpi ricevuti. Il dittico di formelle è mal ridotto: la cornice è sbriciolata o mancante, parte del corpo della Lupa è sgretolato, i gemelli sono sfigurati e quasi illeggibili. Ma tutto questo – lo ripetiamo – è conservato in Galleria, a memoria di un fatto eccezionale.

La statuetta ammalorata proviene dal bacino superiore, mentre il dittico stava nel bacino inferiore. Insomma: un episodio, ignoto ai più, che dimostra come fosse giusta la definizione di Paolo III che costruì la Rocca “ad corcendam Perusinorum audaciam”. Ossia: “per tenere a bada l’ardimento dei perugini”. I quali, in materia di sassate dovevano essere degli esperti: basti pensare alla “litomachia” (o battaglia dei sassi) che si svolgeva in via Campo Battaglia (attuale via XIV Settembre) poco dopo l’uscita dalla Kennedy, vicino a dove, nel Novecento, sarebbe sorta l’Officina Elettrica, oggi tribunale.

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