Cronaca Centro Storico / Piazza IV Novembre

Perugia, il mio grosso e gonfio pallone della discordia in piazza IV Novembre

Infuria la polemica: il sottosegretario ai Beni Culturali contro il Festival del Calcio. Ma la vera domanda è: cosa vogliamo fare di questo centro storico?

Storia del pallone gigante della discordia. Grande, grosso e posizionato in piazza IV Novembre a Perugia. E già che siamo in tema, anche cattivo (ovviamente è ironia, questa). Tanto cattivo da far scomodare nientemeno che il sottosegretario del Ministero dei Beni Culturali Ilaria Borletti Buitoni. Ma non solo. Perché sullo sfondo c'è anche la questione degli eventi in centro storico, della rivitalizzazione dell'acropoli, dei concerti che offendono santi o rischiano di sbriciolare le sacre pietre. E di mezzo c'è l'eterna battaglia tra Guelfi e Ghibellini, tra i professionisti della polemica e chi organizza eventi nel cuore di Perugia.

Ma ritorniamo al grosso pallone. Tutto comincia con una lettera pubblicata dal Corriere dell’Umbria. Il sottosegretario se la prende con il Festival del Calcio e dello Sport. E’ suo il grosso pallone che ha fatto arrabbiare Ilaria Borletti Buitoni. Avvertenza, non ci va giù leggera. Neanche un po’: “Confondere la valorizzazione con la svendita al miglior offerente del nostro patrimonio d’arte – scrive il sottosegretario - è un errore e il frutto di una visione a corto termine. Le contaminazioni sono sempre interessanti se sono ragionate, persino colte ed è raro ahimè”. E ancora: “I turisti che hanno affollato la città magari facendo una fotografia all’uscita della bellissima cattedrale di San Lorenzo, avranno come ricordo un enorme pallone gonfiato attaccato alla Fontana Maggiore che cancella la vista e la prospettiva di Corso Vannucci e in parte della scalinata del Palazzo dei Priori”.
Da qui diventa cattiva: “Una decisione che rientra nelle iniziative del Festival del Calcio del quale ho qualche dubbio i perugini sentissero la mancanza. Ho massima considerazione per la passione calcistica degli italiani e per la buona volontà del Sindaco Romizi di far rivivere un centro storico da molti, troppi anni abbandonato e trascurato con interventi opportuni e attesi da anni ma non posso trovare comprensibile che la piazza più significativa, più bella, più importante dal punto di vista monumentale di Perugia debba essere invasa da un gigantesco pallone di calcio, soprattutto in un momento di alta affluenza turistica. Come credo che la perenne presenza di bancarelle con prodotti più o meno tipici non sia la strada più condivisibile per far rivivere i centri storici abbandonati dai residenti. Lasciare i turisti col ricordo della bellezza di Perugia è il miglior modo per farli tornare. Non c’è bisogno di un pallone”.

Esatto, il mio grosso e gonfio pallone della discordia. E che la polemica abbia inizio, visto che il Sottosegretario ha aperto le danze. Alessandro Riccini Ricci, organizzatore del Festival del Calcio di Perugia, la butta su un’ironia e pubblica la foto della palla appesa nientemeno che alla Tour Eiffel per gli Europei 2016. E qualche giorno prima, sempre via Facebook, ha risposto così alle polemiche che correvano in un lungo e in largo per via di quel grosso pallone di cui sopra: “La palla in piazza IV Novembre era solo un inno al gioco. Un pallone senza marchi di aziende, non venduto a nessuno sponsor e che non commercializza la Piazza e i suoi simboli della comunità. Non c’è stata speculazione o sfruttamento commerciale. Come invece capita spesso per molte altre iniziative che 'usano' per questo la piazza. È davvero tutto uguale quello che viene fatto a Perugia? Davvero la palla del Festival del calcio è uguale a Eurochocolate o al Festival del Giornalismo o alla rievocazione storica o al Love Film Festival o al concertone di Radio Subasio? Davvero 20 anni di attività a volte solo culturali a volte arditamente culturali che abbiamo prodotto in questa città non valgono nulla? Davvero ci si accorge solo della palla e si omette tutto il resto? Davvero non importa che tutti i bambini venuti al festival hanno ricevuto degli ingressi gratuiti per i musei della città? Davvero non importa che abbiamo creato una manifestazione che fa della città un campo libero e aperto di gioco e non una sala giochi a pagamento? Davvero non importa che  tutti gli eventi sono gratuiti? E che non abbiamo ricevuto contributi diretti dal Comune? Per me la palla messa in Piazza 4 novembre è la luna, la terra, il diritto al gioco, la possibilità per tutti di partecipare, è la passione e l’epica di avventure sportive realizzate in un campetto di periferia piuttosto che nella finale Champions a San Siro. La Palla è rotonda e non è di sinistra o di destra. La Palla è di tutti e sta nella Piazza di Tutti”. Adesso, cari professionisti della polemica, rispondetegli.

Stessa onda per Tommaso Morettini, anima e motore immobile (aristotelicamente parlando) di Perugia non è la capitale della droga: “Ma in questa nostra città, e ripeto sottosegretario Nostra, tutto quello che si organizza o che si tenta di organizzare deve essere per forza di cosa contestato, bloccato, ridicolizzato? Ma questa città la vogliamo affossare, continuare affossare? Alla fine riuscite a fare girare i palloni. Non vi infastidivano gli spacciatori e i tossico dipendenti, vi infastidisce un pallone, tra l'altro bello”. Come dargli torto?
 

Infine, visto che a quanto pare la palla ferisce certe persone particolarmente sensibili più di una affilatissima spada, c’è da riportare anche l’intervento – sempre via Facebook - , di Matteo Grandi, il direttore di Piacere Magazine, tra le altre cose. Grandi risponde così alla lettera del Sottosegretario indignato e ai polemisti da social particolarmente scioccati dall’orripilante sfera bianca e nera (stesso dicasi per i concerti e per la rievocazione storica, tanto che ci siamo):  “Ma davvero il Sottosegretario ai Beni Culturali, Ilaria Borletti Buitoni, non ha di meglio da fare che prendere carta e penna per mettere all'indice il pallone gigante del Festival del Calcio esposto per una manciata di giorni in piazza IV Novembre?”. E ancora:  “Ma davvero continuiamo a dividerci su un palla gonfiabile o su un palcoscenico extralarge quando dovremmo soltanto rallegrarci per i segni di vita che arrivano dalla città con la complicità di eventi ben pensati e ben organizzati? Ma davvero c'è qualche miserabile che va in giro di notte a dare fuoco ai drappi di Perugia 1416?”.
“Il livello del dibattito  - prosegue Grandi - si è appiattito al punto che non contano più i contenuti, le idee e il merito ma è tutto attorcigliato intorno a una strumentalizzazione ideologica per cui quello che viene dalla mia parte politica è bene e tutto quello che arriva dall'altra parte è male? Siamo davvero così schiavi del pregiudizio e della malafede? Io credo che dovremmo rallegrarci se Perugia è vivacizzata da eventi capaci di catalizzare pubblico e attenzioni, se il centro storico torna a essere anche il centro nevralgico della città, se c'è chi si da da fare per trasformare un'idea in realtà. Vale per Riccini e per i tanti altri organizzatori di eventi della città”.
Insomma, “chi ama davvero Perugia lo sa e non gioca ai Guelfi e i Ghibellini. In fondo se l'acropoli fino a qualche tempo fa stava morendo la colpa è anche delle scelte svuota-centro di qualche pallone gonfiato che ci ha governato in passato. E un pallone gonfiabile sarà sempre meglio di un pallone gonfiato”. Alla fine, una nota importare: “Caro sottosegretario Borletti Buitoni, le rammento che mentre lei polemizza sugli scorci di Perugia coperti dal pallone, il suo ministro di riferimento, tale Dario Franceschini, è sempre quello che fece coprire le nostre statue in occasione della visita in Italia di Rouhani. Come vede, se il tema del dibattito è la promozione e la valorizzazione del nostro patrimonio artistico, avete cose ben più importanti di cui occuparvi”.

Illustrata la maestosa polemica sul grosso e terribile pallone, come concludiamo? Chi scrive si affida a Ralph Waldo Emerson: “Fare a pezzi è il lavoro di chi non sa costruire”. Vale per il pallone, vale per i concerti, vale per gli eventi, vale per le serate di qualità, vale per Perugia 1416, vale per tutto quello che contribuisce a non far desertificare il centro storico. E vale soprattutto per i professionisti della critica via Facebook.

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