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Cronaca

INVIATO CITTADINO | Dicono i pilesi. Quell’Arringatore è cosa nostra. Lo documenta in modo inoppugnabile lo studio di Sartore

La contesa era fra il paese di Sanguineto, nel Comune di Tuoro sul Trasimeno, e Pila di Perugia

Bentornato Arringatore! Dicono i pilesi. Quell’Arringatore è cosa nostra. Lo documenta in modo inoppugnabile lo studio di Alberto Maria Sartore. Sciolta una vecchia diatriba. Quella che vedeva contendersi la paternità del luogo di reperimento della famosa scultura d’epoca tardo etrusca (II-I a. C.), in fase di piena romanizzazione. La contesa era fra il paese di Sanguineto, nel Comune di Tuoro sul Trasimeno, e Pila di Perugia. Lo storico e archivista Alberto Maria Sartore ha trovato documenti che attestano inconfutabilmente Pila come sito del reperimento.

Sartore (domenica 3 luglio, alle 18:30), ne parlerà diffusamente in una interessante conversazione, nel corso della quale darà conto del percorso e dei risultati del suo fondamentale studio. Quali i documenti. In sostanza, Sartore è giunto alla rivoluzionaria conclusione compulsando gli atti di un lungo iter giudiziario (1567 – 1574), intentato da una famiglia nobile perugina (la nobildonna perugina Mansueta dei Mansueti e suo figlio Scipione) ai danni di un contadino (Costanzo di Camillo, noto come "Barbone di Pila"). Costui, lavorando la terra, aveva riportato alla luce la statua bronzea e l’aveva poi venduta all’orafo e architetto perugino Giulio Danti. Il reperimento era avvenuto in un terreno di proprietà della donna, situato poco lontano dal castello di Pila, frazione distante circa 8 km. da Perugia, in vocabolo la Fonte di Sant’Ilario, nel luglio del 1567

Testimonianze inequivocabili. Tramite le testimonianze riportate agli atti, si viene a conoscenza della dinamica dei fatti: dal dissotterramento del bronzo da parte del contadino, alla vendita del medesimo all’orefice perugino Giulio Danti, che acquista la statua per suo figlio Ignazio. Spiega Sartore: “Destinatario ultimo dell’oggetto è il Duca di Toscana Cosimo I, al quale viene recapitato il bronzo dallo stesso Ignazio, ai primi di settembre del 1567”.

Altri personaggi di rango? “Interviene nella vicenda anche il papa”.
In che modo? “Pio V dispone che il terzo del bronzo, appartenente alla Camera Apostolica, sia donato al Duca. È probabile che il “dono” offerto dal papa a Cosimo sia da ricondurre alla vicenda dell’eretico Pietro Carnesecchi, familiare del Duca, consegnato all’Inquisizione dallo stesso Cosimo nel luglio del 1566, e condannato a morte per eresia nell’agosto del 1567”.

Aggiungiamo noi. È pertanto probabilmente falsa l’attribuzione del manufatto a botteghe artigiane di Cortona o di Chiusi. L’Arringatore potrebbe essere stato realizzato nel territorio perugino. Non potendo, d’altronde, nemmeno escludere che i committenti perugini abbiano potuto rivolgersi ad artigiani toscani. È comunque innegabile il diritto a rivendicare la piena peruginità dell’Arringatore. Almeno quanto al luogo del ritrovamento.                                                                                                                                                                                                     

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