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È stato uno dei primi e più bei parchi cittadini, oggi lo chiamano Parco della Vergogna (e ce lo scrivono pure)

È stato uno dei primi e più bei parchi cittadini, quello del cva dei Rimbocchi. Oggi lo chiamano “Parco della vergogna”

È stato uno dei primi e più bei parchi cittadini, quello del cva dei Rimbocchi. Oggi lo chiamano “Parco della vergogna”. Dopo la costruzione del cva dei Rimbochi, con la deputazione per la certificazione demografica del Comune di Perugia e la realizzazione di un impianto sportivo polivalente, si decise di mettere mano alla realizzazione di un parco.

Intanto, con centinaia di camion di terra di riporto, era stato infossato e ricoperto lo storico fosso dei Rimbocchi, che giungeva da Monte Grillo a San Galigano, fino ad allora open air. Fu un’operazione grandiosa e il parco diventò un modello per quelli futuri. Al cva si praticavano attività sportive, aveva sede la circoscrizione e la depositeria dei macchinari. Fu realizzato, con lavoro volontario, un circolo tuttora esistente. Fu fatto un campetto da pallavolo, uno da calcetto e un campo da calcio. Ma, soprattutto, si installarono giochi per bambini e il parco fu frequentatissimo.

Poi, col tempo, tutto è degradato. Le frequentazioni si sono fatte sempre più conflittuali, fino a far prevalere gruppi etnici precisi che hanno finito col marginalizzare gli altri. La notte, giri di droga e banchetti con libagioni a base di birra che hanno provocato chiamate a ripetizione alle forze di polizia da parte dei residenti di prossimità. Proseguiva solo la frequentazione diurna di bambini con relative famiglie. Poi quei giochi si sono deteriorati, sono stati dismessi, smontati, fin quasi a sparire.

Il prato è rinsecchito, il campo da pallavolo non ha più la rete ed è tutto una buca. Il baretto cambia continuamente gestione e non ce la fa a sopravvivere, causa l’abbandono degli utenti. Quanto ai giochi, oggi restano un paio di altalene e una casina deteriorata. Il girello non c’è più, così come il percorso oscillante, il copertone a dondolo, lo scivolo grande. Sono sparite anche le panchine dove sostavano le mamme e i nonni: rotte e portate altrove. Resta un mesto scivolo, sul quale qualcuno, disgustato, ha scritto (foto) “Parco della vergogna”.

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