Uccisa a fucilate dal marito, i legali della famiglia Presta: "Rosi resta in carcere? Siamo soddisfatti"

“Tranciante  - scrivono i legali - è stata la motivazione in ordine all'acquisizione del Dna del minore, illegittima oltre che inutilizzabile da un punto di vista processuale”

Il tribunale del Riesame conferma il carcere per Francesco Rosi, il quarantatreenne reo confesso per l'omicidio della moglie Raffaella Presta a Perugia il 25 novembre, in via Bellocchio. L'avvocato Marco Brusco, legale della famiglia della vittima insieme a Carlo Federico Grosso e a Galasso, esprime “piena soddisfazione” per la decisione del Riesame.

Secondo l'avvocato Brusco “il delitto si inserisce in un contesto di violenza sistematica perpetrata dal Rosi, di guisa che la premeditazione dell'omicidio appare altamente probabile”.

E ancora sulla decisione del Riesame: “Tranciante  - scrivono i legali - è stata la motivazione in ordine all'acquisizione del Dna del minore, illegittima oltre che inutilizzabile da un punto di vista processuale”.
Infine, “attendiamo serenamente, in ogni caso – conclude l'avvocato Brusco -, la fine delle indagini sebbene il quadro indiziario appaia già in questa fase granitico”.

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