Il messaggio di Natale del Cardinale Bassetti agli umbri: "Un bambino, piccolo e indifeso, è il nostro Salvatore"

La celebrazione della Notte di Natale nella cattedrale di San Lorenzo: "Dobbiamo salire anche noi verso Betlemme"

«Chi segue la via dell’umiltà e della semplicità dell’incarnazione del Figlio di Dio, troverà il Dio vero e scoprirà il profondo di se stesso. Non troverà un architetto, che ha progettato il mondo, ma un Dio che ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chi crede in Lui non muoia ma abbia la vita eterna». Così il cardinale arcivescovo Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, durante l’omelia della celebrazione eucaristica della Notte di Natale in una gremita cattedrale di San Lorenzo di Perugia.

Un dramma che si ripete dopo 2000 anni.

«Accogliamo questo Figlio nella mangiatoia del nostro cuore – ha proseguito il cardinale –, con una dedizione vera ai suoi fratelli di adozione. Purtroppo, oggi troppi cristiani vivono in una specie di ateismo pratico. E il dramma di duemila anni fa si ripete: “Non c’era posto per loro nell’alloggio”; ancora oggi per Lui non c’è posto nel cuore di molti uomini. Perciò questa Notte ci chiede: “Mi accoglierai tu?”. Ascoltiamo insieme questa voce, per alcuni risuonerà più forte, per altri meno e per altri ancora può affondare in ricordi lontani».

Il Natale cristiano non è solo di addobbi e di luci.

«Quello che colpisce in questa Notte è che siamo usciti numerosi dalle nostre case per venire qui, perché, in un modo o in un altro, a tutti si è fatto sentire l’Angelo di Natale. Ma il Natale cristiano non è solo di addobbi e di luci. Il Vangelo, parlando del viaggio di Maria e di Giuseppe, lo presenta come un cammino in salita. Lo sottolinea molto bene anche Paolo VI: “La vita cristiana, se la viviamo con impegno e con intensità, è un cammino in salita”. Questo sta a dire che il Natale non è scontato, non è facile. Occorre da parte nostra un cuore attento, vigile e pronto per ascoltare il messaggio dell’Angelo. Si, dobbiamo salire anche noi verso Betlemme, “salire” verso quella grotta. E proprio lì troveremo il Signore, se siamo venuti con il desiderio forte di vedere Gesù! “Troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia”, disse l’Angelo ai pastori. E’ un bambino avvolto in fasce, è piccolo e indifeso, eppure è il nostro Salvatore!».

Le nostre città sono spesso distratte e chiuse.

«E questo sconvolge la nostra umanità – ha sottolineato il presule –: noi siamo abituati ad esaltare la forza, a dare credito soltanto alla potenza. Come è possibile credere che, quel piccolo bambino, nato per di più in un stalla, sia Colui che salva il mondo? Come è possibile crederlo davanti ai grandi problemi dell’umanità? Le guerre, le ingiustizie di ogni tipo, le persone costrette a migrare e a fuggire… L’impossibilità sembra ancona più evidente se si pensa a come finirà quel Bambino, perché un giorno sarà messo sulla croce come un malfattore. Eppure, fratelli, è proprio qui la nostra salvezza: in questo Bambino fragile e indifeso. Ma purtroppo le nostre città, come Betlemme, sono spesso distratte e chiuse».

Il presepe, la nostra storia, cruda realtà di una città.

«Noi ricordiamo tutto questo con il presepe a cui papa Francesco ha dedicato una bellissima lettera, perché il presepe è la nostra storia. Questa sera ne contempleremo uno molto artistico, realizzato nella nostra cattedrale in stile settecentesco napoletano da un gruppo di amici della Mostra internazionale di arte presepiale di Città di Castello. Fermatevi a guardarlo, osservatelo più che con gli occhi con il cuore. Noi ci commoviamo davanti al presepe e facciamo bene, perché in quella scena c’è la cruda realtà di una città che non sa accogliere due giovani stranieri, Maria e Giuseppe, e il loro figlio, che sta per nascere. Gli uomini non sanno trovare per loro un posto; tutto è occupato e Gesù deve nascere fuori, in una grotta, e un giorno morirà sempre fuori dalla città, sul Golgota. E’ una storia tanto antica, eppure tanto attuale. E’ giusto commuoversi non solo per la fredda indifferenza di Betlemme, ma per il grande amore di Dio. Egli è venuto anche se noi non l’abbiamo riconosciuto».

Il cardinale Bassetti, avviandosi alla conclusione, si è soffermato sul «desiderio struggente di Francesco d’Assisi quando nel lontano Natale del 1223 disse: “Voglio vedere Gesù” e inventò il presepe vivente. Racconta una tradizione che Francesco strinse fra le sue braccia un piccolo neonato. La fragilità di quel bambino toccò il suo cuore e commosse tutti i contadini che erano accorsi. Quel Bambino ora è davanti ai nostri occhi perché anche noi ci commoviamo e lo abbracciamo, lo stringiamo al cuore, perché Gesù resti sempre con noi, nelle nostre case, nella nostra città e in tutto il mondo. Questo è il Natale». 

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Prima della benedizione finale il cardinale Bassetti, insieme al vescovo ausiliare monsignor Salvi, ha portato davanti al presepe il Bambinello consegnandolo all’autore dell’opera, Claudio Conti di Città di Castello, che l’ha deposto nella mangiatoia.

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