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Venerdì, 19 Agosto 2022
Cronaca Assisi

Maltrattamenti in comunità, uno degli imputati: "Ospiti spesso violenti, andavano contenuti, ma nessuno li ha legati con il nastro adesivo"

Due ore e mezzo di deposizione in tribunale: "Eravamo in due per 30 ospiti, tante volte volavano bottiglie, sassi e bastoni, che colpivano operatori e utenti"

“La situazione era difficoltosa, c’erano fino a 30 utenti ed eravamo solo 2 operatori”. Due ore e mezzo di testimonianza per uno degli imputati nel procedimento per percosse, sequestro di persona e maltrattamenti in una comunità assistenziale dell’Assisano e che vede imputate nove persone.

L’imputato, difeso dall’avvocato Alessandro Bacchi, ha risposto per oltre due ore alle domande delle parti processuali, ricostruendo quanto sarebbe avvenuto all’interno della struttura. Secondo gli investigatori gli imputati “in concorso tra loro” avrebbero “maltrattato” almeno 12 pazienti-ospiti (la struttura ne ospitava 31 a pieno regime) “mediante reiterati atti di aggressione fisica e psicologica, con costante ricorso alla violenza (consistita in schiaffi, pugni, calci, presa per i capelli e bastonate), ad atti di afflizione fisica e psicologica, quali punizioni per fatti di disobbedienza o di mancato rispetto delle regole interne alla struttura, consistiti nell’aver lasciato i pazienti senza pranzo o senza cena, nell’averli privati dei propri effetti personali e della possibilità di fumare, nell’averli chiusi a chiave in uno dei bagni della struttura, o comunque in locali al buio e nell’averli costretti a lavarsi i denti nelle fontane dei giardini esterni, nonché alla minaccia come metodo educativo”.

Davanti al giudice l’imputato ha raccontato della difficile situazione che si era venuta a creare nella struttura a causa della carenza di personale “c’erano fino a 30 ospiti, alcuni violenti a causa di patologie psichiatriche, altri difficili da trattare. Spesso gli operatori sono stati aggrediti. Tante volte volavano bottiglie, sassi e bastoni, che colpivano operatori e altri ospiti. Bisogna attuare delle misure contenitive, ma mai nessuno è stato legato, tanto meno con il nastro adesivo. Una volta una ospite è stata strattonata per la maglia, ma perché si stava denudando in sala mensa”.

Secondo l’imputato si sono verificati casi in cui “abbiamo agito sopra le righe, alzato la voce, ma mai usato violenza così come è stata contestata dalla Procura”.

Poco prima ha testimoniato la sorella di uno degli ospiti che sarebbe stato maltrattato, ma anche lei ha riferito di non aver mai saputo di violenze, anzi che il fratello era peggiorato dopo la chiusura della struttura.

Dalle indagini dei Carabinieri del Nas nella struttura sanitaria a Torchiagina sarebbero emersi episodi di mani legate dietro la schiena con il nastro adesivo, polsi spezzati, secchiate di acqua fredda, punizioni fisiche e psicologiche.

L’indagine era stata avviata dopo aver ricevuto un esposto da parte di una persona che conosceva quanto sarebbe avvenuto nella struttura, allegando anche alcune foto che ritraevano i segni delle violenze. Telecamere, intercettazioni ambientali e telefoniche avrebbero completato il quadro investigativo e le contestazioni penali. Uno degli operatori avrebbe afferrato per un braccio un ospite e “torcendoglielo dietro la schiena, tanto da farla piangere dal dolore e da causarle la frattura dell’avambraccio”.

In un’altra occasione o stesso operatore avrebbe preso per il naso “tra le nocche e torcendolo con forza” ad un ospite che “temporeggiava nella consumazione del pasto”, fino a farlo sanguinare. E poi spintoni, insulti, minacce, tirate di capelli a chi chiedeva di vedere una partita di calcio in tv oppure era steso sotto un albero e non lavorava nell’orto. Alcuni episodi sarebbero anche collegati al rifiuti di alcuni pazienti di assumere i farmaci previsti dal medico o di farsi medicare come da prescrizione. Un paziente sarebbe stato rimproverato e insultato in quanto aveva le tasche piene di fazzoletti usati di carta, nonostante gli operatori lo avessero avvertito di buttarli prima di mettere i pantaloni in lavatrice, visto che i fazzoletti avrebbero potuto rovinare l’elettrodomestico. In altre occasioni gli indagati avrebbero costretto alcuni pazienti a “stare in piedi con la fronte contro il muro per punizione senza nemmeno potersi appoggiare sul tavolo.

Gli imputati sono difesi dagli avvocati Luca Gentili, Michele Morena, Alessandro Bacchi, Simone Pillon, Sara Napoleoni, Maria Laura Antonini, Gabriele Brindisi e Giuseppe Grande. Le parti civili sono rappresentate, tra gli altri, dagli avvocati Annalisa Rosi Cappellani e Noemi Marino, Antonio Di Pietro, Alfonso Tordo Caprioli.

Si torna in aula il 14 e il 16 settembre per la discussione e la sentenza dovrebbe essere emessa nei primi giorni di ottobre.

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