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Venerdì, 12 Agosto 2022
Cronaca

Insulti e minacce con la falce, ma il giudice non crede allo stalking condominiale: assolta

Una 70enne era finita sotto processo per le presunte molestie ad una coppia di vicini di casa

Una donna di 70 anni è finita davanti al giudice per rispondere dell’accusa di stalking nei confronti di una coppia che viveva nel suo stesso stabile.

Secondo la Procura di Perugia, la donna, difesa dall’avvocato Elena Cristofari, attraverso un “comportamento ossessivo, persecutorio e in particolare con condotte reiterate consistenti in continue e frequenti molestie e minacce” nei confronti di una coppia di condomini, avrebbe rivolto loro “espressioni del tipo ‘siete gentaccia, me lo avevano detto che eravate dei farabutti, bottolone, sdendato, figlio di put…, stregaccia, vecchiaccia, put…, oziosa’ e con frasi ‘tanto di ammazzo, una volta o l’altra ve lo do su collo’ brandendo armi quale falce, coltelli o bastoni”.

La donna avrebbe anche rivolto contro la coppia “gesti offensivi e provocatori tipo corna, il gesto dell’ombrello e il dito medio alzato, in ogni occasione di incontro” anche quando i due condomini erano “in presenza di terze persone”. Comportamenti messi in atto attraverso appostamenti “nella corte comune” e quando li vedeva uscire avrebbe iniziato a gridare “per ore pronunciando frasi offensive riferite nei confronti dei predetti e continuamente sbattendo con bastoni e vari oggetti sulle pareti dell’appartamento, pur di offenderli e disturbarli, condotta tenuta in presenza di ospiti”.

In un’occasione la donna avrebbe puntato “una falce sotto il collo del figlio” della coppia, “cagionando uno stato di ansia e di paura, ingenerando in loro un fondato timore per l’incolumità propria e dei familiari tanto da costringere a cambiare abitudini di vita, limitando le frequentazioni di amici e parenti”.

I fatti sono avvenuti a Perugia tra il 2014 e il 2015. La coppia si era costituita parte civile tramite gli avvocati Marcucci e Damiani.

Il pubblico ministero aveva chiesto 6 mesi di reclusione e le parti civili un risarcimento di 30mila euro.

Il giudice ha pronunciato sentenza di assoluzione ritenendo insufficiente o contraddittoria la prova che il fatto sussista o che l’imputata lo abbia commesso.

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