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Cronaca

Confiscati 700mila euro di beni ad imprenditrice: 10 anni di truffe, usura e prestanomi. Il pugno duro del Procuratore Cantone

"Accumulo dei profitti illeciti, perpetrati nel corso di oltre un decennio"

Il suo reddito dichiarato era modesto, ma le sue proprietà erano invece notevoli. Una sproporzione che è emersa in tutta la sua crudezza anche alla luce di reati commessi e ancora presunti nell'ultimo decennio: all’usura (talvolta aggravata, perché in danno di soggetti che si trovavano in stato di bisogno) alla truffa; dall’esercizio abusivo di attività di intermediazione finanziaria all’esercizio abusivo di attività di giuoco o scommessa nonché frode fiscale, per emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Da qui la decisione del Procuratore di Perugia, Cantone, di emettere un decreto di confisca su beni immobili e non per un valore di 700mila euro nei confronti di una imprenditrice di origini piemontesi, residente a Perugia.

"La sproporzione tra i redditi dichiarati e le disponibilità patrimoniali è stata, quindi, ricondotta – sulla base di analitiche ricostruzioni dei flussi finanziari e delle acquisizioni patrimoniali in rapporto alla parametrazione temporale dei fatti delittuosi – proprio all’accumulo dei profitti illeciti, perpetrati nel corso di oltre un decennio: scrive nel decreto Raffaele Cantone. Sono stati individuati, oltre ad immobili e terreni, magazzini e capannoni industriali anche quote societarie, intestati fittiziamente a prestanome, ma, di fatto, attribuibili all’imprenditrice. Le fiamme Gialle hanno individuato anche una truffa sistematica ai danni degli istituti di credito: l’imprenditrice otteneva mutui bancari – poi non ripagati – utilizzati per l’acquisto di immobili, che venivano poi “riacquistati”, formalmente da altri soggetti, al termine della conseguente procedura esecutiva avviata dalle banche ed a prezzi notevolmente inferiori alle valutazioni di mercato.

"Lo scopo - conclude Cantone - era proprio quello di sottrarre i beni alla possibile applicazione di provvedimenti di carattere ablativo nell’ambito di procedimenti di prevenzione, che, in virtù del curriculum criminale, si paventavano come probabili e che, in effetti, sono stati tempestivamente proposti dagli organi investigativi".

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