Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Doppia truffa con il superbonus: oltre lo Stato, raggirata anche azienda di intermediazione. Il giudice dissequestra le quote societarie

Rimangono sotto sequestro le cifre relative ai crediti fiscali ottenuti con le false fatturazioni da parte di altre tre aziende fittizie

Cedono crediti fiscali generati con il superbonus 110%, ma per la Guardia di finanza si tratta di lavori mai commissionati e tanto meno eseguiti. Per cui scatta il sequestro preventivo di beni, denaro e azioni. Compresi i crediti presenti nel “cassetto fiscale” di tutte le aziende coinvolte. Anche di quelle che hanno acquisito i crediti in maniera, al momento, corretta.

Il titolare dell’azienda in questione, assistito dall’avvocato Alessandro Ricci, si è visto sequestrare ad aprile le quote sociali nell’ambito di un’indagine sul superbonus 110% in edilizia.

La società, con 20 milioni di capitale sociale interamente versato, agisce, di fatto, come un “intermediario finanziario” nell’acquisto di crediti fiscali, con finalità di monetizzazione o successivo utilizzo come prevede la legge, dalle altre tre società sottoposte ad indagine. Secondo la Procura di Perugia le società avrebbero precedentemente acquistati da privati, ma attraverso operazioni fittizie, con false fatture, e quindi i crediti acquistati e poi ceduti sarebbero inesistenti. Cosa che il titolare della società di intermediazione non poteva sapere, si sostiene nella tesi difensiva.

Il Tribunale del Riesame è stato dello stesso parere, visto che ha disposto il dissequestro delle quote sociali restituendo alla proprietà l’effettiva disponibilità della società, evidentemente non essendo stata ritenuta una società "strutturalmente votata” al delitto, a differenza della tre indagate.

I giudici hanno però mantenuto il sequestro dei crediti fiscali formalmente nel cassetto fiscale della società, permanendo allo stato un dubbio sulla natura legittima degli stessi.

“È la soluzione auspicata dalla difesa. La revoca del sequestro delle quote di proprietà del valore di 20 milioni di euro, consente alla società l’immediato ripristino delle condizioni operative con il mantenimento dell’alto rating fiduciario fino ad oggi goduto sul mercato finanziario – ha affermato l’avvocato Alessandro Ricci - Per altro verso, la conferma del sequestro dei crediti fiscali formalmente acquistati per oltre 8 milioni di euro, ma ancora non pagati perché acquisiti con formula pro soluto, tutela la società da indebite richieste di pagamento e consente a costo zero la risoluzione dei contratti di cessione in precedenza stipulati”.

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