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Sfregio alle tradizioni di Perugia: la città dimentica il patrono Sant'Ercolano

E sarà proprio un caso se la Fontana Maggiore, dopo Augusta Perusia e il Lago Trasimeno (a seguitare in senso orario), porta la statuetta di Ercolano e, accanto a lui, quella del Chierico traditore?

Perugia dimentica le proprie tradizioni. Colpevolmente. Quali e quante iniziative si sono tenute il 1° marzo, festa del defensor civitatis,  unico, solo e indiscusso patrono della Vetusta? (non dovremo ancora ripetere che Costanzo è patrono della diocesi e Lorenzo intestatario della chiesa cattedrale, si spera). Che si sappia, nessuna iniziativa di rilievo, o almeno comunicata. E sarà proprio un caso se la Fontana Maggiore, dopo Augusta Perusia e il Lago Trasimeno (a seguitare in senso orario), porta la statuetta di Ercolano e, accanto a lui, quella del Chierico traditore?

Forse i reggitori del Comune medievale non hanno espressamente ordinato che queste fossero le sacre icone, identitarie della patria d’Euliste, a sua volta effigiato nella sculturina numero 13 che fronteggia l’Augusta? Poco conta la questione della doppia data (il primo marzo e il 7 novembre), sanata da monsignor Rosa nel lontano 1940.

Ercolano sì: quello della Battaglia dei sassi, che tanto piacque al redivivo Braccio, che molto la stimava per la sua valenza educativa in senso militare, tra sopportazione del dolore e spregio del pericolo. Quell’Ercolano dalle “due facce”, di legno e d’oro, dell’andata e ritorno della processione. Quello che sta nello stemma dello Studium (che lo celebra in novembre). Quello che all’altissima spiritualità unì coraggio e combattività, tanto da essere in parte oscurato dalla Chiesa stessa, cui non faceva comodo un santo soldato. Quell’Ercolano che tentò d’ingannare gli assedianti di Totila gettando dalle mura l’ultimo vitello, saziato con l’ultimo staio di grano, per fare credere che Perugia scialasse in tema di cibo. E l’inganno sarebbe riuscito, se solo il Chierico traditore non avesse svelato il trucco.

Quell’Ercolano venerato nel luogo del martirio con un tempio detto “del Comune” e che non appartiene alla Curia, ma al Sodalizio di San Martino. Quell’Ercolano che monsignor Elio Bromuri, indimenticato religioso di profondissima cultura e alta spiritualità, esponeva sull’altare nella scultura argentea che lo ritrae (foto).

Con le sue parole ci piace chiudere: “La celebrazione della solennità del 1 marzo del Santo Patrono Ercolano, martirizzato il 7 novembre dell’anno 547 dai Goti capitanati da Totila durante l’assedio di Perugia, è in ricordo  della traslazione delle sue reliquie, avvenuta nel 1609, dalla cattedrale di San Lorenzo alla chiesa a lui intitolata. Non solo dal punto di vista religioso, ma anche sociale, la figura del martire Ercolano è molto attuale, soprattutto è di richiamo alle Istituzioni civili e religiose nel difendere i poveri e i deboli in un’epoca di crisi valoriale, dove irrompe l’individualismo e il bene comune fa fatica a prevalere”. Parole da segnare in lettere di bronzo nella (labile) memoria perugina.

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