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Covid, il Cardinale parla della sua lotta contro il virus: “Sono stato nel deserto, ma con medici e infermieri angeli”

Sono finalmente a casa con l’aiuto di Dio, sono più sereno nel rivedervi tutti, l’aria di casa fa sempre bene": sono state queste le prime parole del cardinale Bassetti dopo 33 giorni di ricovero ospedaliero

"Sono finalmente a casa con l’aiuto di Dio, sono più sereno nel rivedervi tutti, l’aria di casa fa sempre bene": sono state queste le prime parole del cardinale Bassetti dopo 33 giorni di ricovero ospedaliero a seguito del contagio da Covid-19. Oggi il ritorno al vescovato intorno alle 19 alla presenza del vescovo ausiliare mons. Marco Salvi e i  suoi collaboratori. Ma il Cardinale ha voluto subito lanciare anche un messaggio-testimonianza a tutta la sua comunità e anche a tutti i cattolici italiani essendo il Capo dei Vescovi del Paese.

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“Sono stato nel deserto, ma con gli angeli”: C’è un episodio della vita di Gesù, raccontato all’inizio del Vangelo di Marco, che mi ha sempre affascinato ma anche un po’ intimorito: prima di iniziare la sua predicazione pubblica, Gesù trascorre quaranta giorni nel deserto (Mc 1,12). Ho sempre pensato che deve essere stato un tempo duro: il Vangelo tiene a precisare che il Figlio di Dio «stava con le bestie selvatiche» (Mc 1,13). Ho immaginato che si sia trattato di un tempo di solitudine profonda e di senso di abbandono, in cui avrà pensato alla sua vita passata e avrà sperato ancora in una vita futura bella. Ma il Vangelo aggiunge anche che «gli angeli lo servivano» (Mc 1,13). Quindi vuol dire che non era affatto solo: ha sentito intorno a sé la presenza di forze buone, che gli trasmettevano la vicinanza di Dio. Questa presenza mi ha consolato ogni volta che sono tornato a questo episodio del Vangelo.

Oggi posso dire che i giorni che ho vissuto in ospedale per via del COVID-19 sono stati un po’ come quelli di Gesù del deserto. Ho sentito l’arsura, la fatica di respirare, la lotta del mio corpo per respingere l’infezione. Sono stati momenti difficili per me e lo sono per chiunque si trovi in una condizione di sofferenza e veda minacciata la propria vita. Ma posso testimoniare di avere sentito anche la compagnia di alcuni angeli, che mi hanno ricordato quelli che erano al fianco di Gesù: sono anzitutto gli operatori sanitari, dai medici agli infermieri, che si sono presi cura di me prima a Perugia e poi a Roma. Sono stati “angeli custodi” professionali e amabili. A loro non posso che rivolgere il mio primo ringraziamento.

Ma vorrei cogliere l’occasione per ringraziare altri angeli: sono gli operatori della comunicazione. Nella Bibbia, l’angelo è il messaggero: io mi sono sentito custodito da persone, che erano attente alla mia persona prima ancora che al mio ruolo, che hanno raccontato un uomo malato prima ancora che la malattia di un cardinale. Grazie a questa loro attenzione ho sentito vicina la presenza di tante persone che hanno pregato per me.

In questo momento particolare della nostra storia affido a voi che, ogni giorno, raccontate quanto avviene in Italia e nel mondo, un passaggio del messaggio che il Santo Padre vi ha rivolto per la 51ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali: «La speranza è la più umile delle virtù, perché rimane nascosta nelle pieghe della vita, ma è simile al lievito che fa fermentare tutta la pasta». V’incoraggio a cercare i semi di speranza sparsi nella quotidianità per costruire una società più bella, fondata sulla fraternità.

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