Fase 2 | Non si capisce perché i circoli socio-culturali debbano rimanere chiusi. "La Regione decida": dice Lusi

“Qui non c’entra il Comune (che ha fatto la propria parte ripulendo la zona). La competenza sui circoli spetta alla regione”

“Con tutto quello che accade in centro e con quanto vediamo in giro, non si capisce perché i circoli socio-culturali debbano rimanere chiusi”. Parla Antonio Lusi, gestore del circoletto dei Rimbocchi. Ma sono diversi i circoli perugini che sbuffano per via di questa impossibilità che trovano assurda. “Mentre bar e ristoranti possono operare, sebbene fra non poche difficoltà, il nostro baretto resta chiuso”: aggiunge l’ex dj e animatore culturale.

In effetti la cosa è al limite dell’assurdo, almeno per chi conosca l’ubicazione del circolo. La struttura (realizzata tanti anni fa con lavoro volontario da residenti di prossimità) è immersa nel verde, fra pioppi e prato, peraltro recentemente tagliato (ne demmo tempestiva notizia). Intorno qualche panchina, tavoli all’aperto e una piattaforma sulla quale il gestore può mettere dei tavoli opportunamente distanziati.

Quel parco è luogo di passeggiate e di footing, a far capo da via delle Sorgenti e via Purgotti, fino al Cva dei Rimbocchi, sede di uffici di certificazione demografica. Cosa ci sarebbe di strano, o di pericoloso, se un avventore alla volta entrasse a prendere una bibita o un gelato? Nelle giornata di ieri, c’erano diverse famiglie coi bambini, ma anche anziani seduti alle panchine, badanti in libera uscita, gente a passeggio. Quel servizio bar sarebbe stato di certo apprezzato.

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“Purtroppo – dice Lusi – non se ne viene a capo”. E precisa: “Qui non c’entra il Comune (che ha fatto la propria parte ripulendo la zona). La competenza sui circoli spetta alla regione”. Quindi la lamentela: “Ho chiamato più volte la segreteria della presidente Tesei e gli uffici preposti, ma non sono riuscito ad ottenere una risposta: nessuno sa niente. È inaccettabile”. Conclude: “Ci dicano quando sarà possibile riaprire. Da fonte Arci ho sentito parlare del 3 giugno. Va benissimo, ma che sia una certezza”.

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