Cronaca

INVIATO CITTADINO Accoltellamento in via della Viola, non è stata una rissa tra ubriachi: ecco come è andata

Il ferito è un giovane medico ospedaliero del reparto neonatale. È personaggio apprezzato in ambiente sanitario

Accoltellamento di via della Viola… ecco com’è andata. Motivo scatenante: una banale questione di precedenza. La vittima si trovava a passare con la fidanzata e con alcuni amici. Quando, giunta all’altezza del locale, ha deciso di prendere una birra. Il giovane è entrato, si è diretto al frigo bar e ne ha estratta una bottiglia. Un avventore che stava in fila, irritato per quello scavalcamento (che la vittima definisce involontario), mette mano al coltello e ferisce l’altro all’avambraccio, provocando anche una “ferita profonda da lama all’emitorace destro”, secondo quanto recita il referto.

Dice un medico: “Quel giovane ha rischiato la vita. Bastava che il colpo fosse stato qualche centimetro più in là e staremmo a piangere un morto”. “Lo ha salvato – aggiunge – la complessione fisica robusta e il fatto che ha reagito istintivamente ai colpi, sebbene inaspettati”. Pare che il feritore sia persona nota nell’ambiente. Si è comunque frettolosamente dileguato per il dedalo di vicoli che interseca via della Viola. Il ferito è un giovane medico ospedaliero del reparto neonatale. È personaggio apprezzato in ambiente sanitario, anche per l’azione di volontariato che pone in essere costantemente. In occasione della pandemia, ha scelto di spendere il proprio tempo libero nella veste di vaccinatore volontario. Intanto la prognosi è di dieci giorni e il colpito è in ospedale. Non è da escludere che ulteriori accertamenti possano protrarre la degenza, laddove la ferita al torace dovesse rivelarsi più grave di quanto appurato dalle prime analisi.

La famiglia del ferito si dichiara irritata per il modo superficiale con cui l’evento, negli organi di stampa, è stato derubricato a comune rissa tra ubriachi extracomunitari. È da precisare che il giovane è cittadino italiano a tutti gli effetti. E rivendica orgogliosamente la propria appartenenza, da parte di padre, alla comunità rumena. A sua volta è stato ferito da persona extracomunitaria. Ma questo non altera minimamente i termini della questione.

La famiglia dell’offeso tiene infatti a precisare che l’accaduto nulla ha a che vedere con problemi di natura razziale. E prende le distanze da quanti tendono a farlo passare come un evento che possa indurre a inquadrare la circostanza in una cornice di carattere razziale o, men che mai, razzista. Questo – dicono – per rispetto di tutti e per amore della verità. Intanto, il ferito aspetta di essere interrogato dagli inquirenti per dettagliare la propria versione dei fatti, chiari e inequivocabili.

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