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Sabato, 27 Novembre 2021
Cronaca

Un pezzo di Perugia riscoperto grazie a una scritta sul cemento: la storia di Ermete Dozzini

L’articolo su quella scritta al Parco Sant’Angelo, che ricorda Ermete Dozzini, muratore alla Saffa, ha fatto commuovere il lettore Marco Ercolanelli che ci fornisce preziose notizie su questo personaggio perugino

Ci fa piacere che un nostro servizio sia servito a ricucire il filo della memoria storica e affettiva di un lettore. Ma anche dell’intera città. L’articolo su quella scritta al Parco Sant’Angelo, che ricorda Ermete Dozzini, muratore alla Saffa, ha fatto commuovere il lettore Marco Ercolanelli che ci fornisce preziose notizie sul personaggio.

Dozzini Ermete era nato a Perugia nel 1909. Iscritto al Partito Comunista, fu molto amico di due storici “compagni”: Alfio Caponi e Lello Rossi. Durante gli anni del regime, doveva essere aiutato dalla famiglia perché, non essendo iscritto al Partito, non aveva la tessera per acquistare prodotti alimentari.

Nel dopoguerra, Ermete s’impegnò attivamente nelle lotte sindacali. Carattere molto forte, dalla tempra morale energica, era conosciuto col nomignolo “il Moro”, per il colore corvino dei capelli.

Era grande lavoratore e abile muratore (mentre chi scrive l’aveva impropriamente definito “mezza cucchiara”, ossia manovale).

Una volta, al funerale della sorella, scansò con una spinta l’addetto del cimitero che si apprestava a chiudere la tomba, si tolse la giacca, si rimboccò le maniche e, nonostante l’età avanzata, provvide lui stesso a murare. Poi, rivolto al collega ammutolito, esclamò: “È visto come se fa?”.

Da buon muratore, naturalmente, apprezzava il bicchiere di vino, dicendo che con l’acqua la polvere si impastava ed è per questo che i muratori dovevano bere solo vino.

Appassionato cacciatore, soffriva molto quando in Inghilterra, (dove si recava spesso per trovare l’unico figlio ed i suoi amati nipoti che ancora vivono lì), gli uccelletti gli si posavano intorno e non poteva sparare. Morì nel novembre del 1982 ed è sepolto nel cimitero di San Marco, suo paese di adozione, dove viveva la maggior parte della sua famiglia.

Al suo funerale, con tanto di bandiere rosse, si presentò il vecchio direttore della SAFFA con il quale Ermete si era molte volte scontrato per motivi politici e sindacali. Avvertito l’imbarazzo generale per il suo arrivo, il Direttore esclamò: “Il mio più grande nemico, ma anche il più grande lavoratore. Per questo sono qui a rendergli omaggio”.

Nella foto in pagina, la festa del 1 Maggio 1950, sulla scalinata della Sala dei Notari di Palazzo dei Priori. Dozzini è quello in alto a destra (nella foto) delle operaie della SAFFA (dopo la lettera A).

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