IL PERSONAGGIO Dall'arte alla cultura, fino alla scienza: le grandi imprese di un eroico perugino

Nel 1946 apre in corso Vannucci 41 il più importante negozio di ottica, ottenendo apprezzamento e riconoscimenti nazionali. Si cimenta nella pittura, fino a realizzare da solo la comunicazione pubblicitaria della propria azienda

Luigi (Gigio) Catanelli: un grande perugino, un personaggio indimenticabile nei settori della scienza, della tecnica, della politica, della lingua, della narrazione storica locale. Fu – come ricorda il sottotitolo della biografia scritta dal figlio Marcello, per i tipi di Morlacchi – borgarolo della Conca, artigiano libertario, studioso autodidatta.

Era nato in via Fortunata, in Porta Sant’Angelo, nel 1905, da famiglia poverissima e si era in seguito traferito presso le case operaie di viale Faina, nate per i dipendenti della Saffa, famosa fabbrica di fiammiferi “igienici” (ossia senza il pericoloso fosforo) al Borgo d’Oro. Aveva frequentato le scuole elementari e poi le tecniche con qualche difficoltà.

Impara il lavoro di meccanico da Flamini, in via XX Settembre, ma poi si orienta verso il settore radiofonico con laboratorio in via Appia: ripara e costruisce apparecchi riceventi. Ma organizza anche audizioni collettive di opere liriche ed eventi di cultura.

Nei primi anni Trenta conosce Alberto Apponi e Aldo Capitini e s’inserisce attivamente nella cospirazione antifascista, frequentando Carlo Ludovico Ragghianti, Ugo La Malfa, Francesco Flora, Ferruccio Parri, Guido Calogero, Benedetto Croce.

Nel 1938 costituisce una società di commercio librario in via Baldeschi (un suo commesso è il futuro partigiano Primo Ciabatti), con lo scopo evidente di coprire l’opera di propaganda che lo vede vicino a Capitini e a Walter Binni. Individuato e denunciato, sfugge al carcere riparando a Valfabbrica presso la sorella Rosa. Torna nel 1944, quando le truppe inglesi sono a piazza Grimana.

Nel novembre 1944, fonda la rivista politica “Il Buffone” (che reggerà solo due anni), in cui attacca duramente i partiti organizzati e i monarchici, in nome di un persuaso sentimento anarchico, che non lo vedrà mai allineato neanche con gli esponenti di quella corrente ideologica. Nel 1941 conosce Elda Dominici che diverrà sua moglie nel 1946 e gli darà il figlio Marcello l’anno successivo.

Pratica l’ambiente scientifico e costruisce apparecchiature ospedaliere e di laboratorio: un trichinoscopio (per cercare parassiti nelle carni suine) e attrezzature elettromeccaniche, brevettandone due. Collabora coi medici del laboratorio di analisi del Policlinico di Monteluce.

Nel 1946 apre in corso Vannucci 41 il più importante negozio di ottica, materiale scientifico e geodesico, ottenendo apprezzamento e riconoscimenti nazionali. Catanelli si è anche cimentato nel settore disegno e pittura, con risultati  impensabili da un autodidatta qual era. Giunge al punto di inventare e realizzare da solo la comunicazione pubblicitaria della propria azienda.

In letteratura ha pubblicato, nel 1968, la raccolta di poesie in perugino “Le chiacchiere”, con lo pseudonimo di “Gigio”. Il suo lavoro linguistico più importante è la “Raccolta di voci perugine”, con oltre 1600 termini dialettali (divenuto, post mortem, “Vocabolario del dialetto perugino”, a cura di Enzo Mattesini).

Ha scritto le biografie di Amelito Tirilli (Tirillino), il saggio “La fabbrica dei fiammiferi igienici” (1974), gli storici “Usi e costumi del territorio perugino agli inizi del ’900” nel 1987 e “Pagine di storia perugina” (1999), a cura del figlio Marcello.

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Gigio Catanelli è vissuto con stile discreto e appartato, rifiutando compromessi e collateralismi. È stato e rimane una figura di riferimento della peruginità popolare.

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