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Lunedì, 27 Maggio 2024
Cronaca

"La volevo riconquistare perché la amo", ma per il giudice è stalking: condannato

La Corte d'appello conferma la condanna di primo grado: "Atti persecutori ben sapendo di far soffrire l'altra persona!

Sapeva che non era amore e che con i suoi comportamenti faceva soffrire la ex, ma aveva continuato a perseguitarla.

Per la Corte d’appello di Perugia il comportamento dell’imputato si connota come stalking e, quindi, la condanna a 1 anno e mezzo inflitta in primo grado, va confermata.

Secondo i giudici di Piazza Matteotti “il delitto di atti persecutori di cui all’articolo 612 bis postula il dolo generico in capo all’autore delle condotte: non rilevano ai fini dell’integrazione della fattispecie le motivazioni che abbiano spinto il reo ad adottare le condotte incriminate”.

L’imputato ha ammesso, infatti, di avere agito nel modo contestato nel capo di imputazione, “allo scopo di riconquistare la persona offesa, alla quale era stato legato da una relazione sentimentale, mosso da un sentimento di amore, era indicativo del solo movente che, tuttavia, non incide sull’integrazione dell’elemento soggettivo del delitto di stalking”.

Per i giudici di appello “la reiterazione delle condotte vessatorie denotava la consapevolezza dell’imputato di cagionare nella persona offesa un perdurante e grave stato d’ansia: sulla base di tali presupposti riteneva sussistente l’elemento soggettivo” del reato di stalking.

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